
Davanti ad una folta platea di sportivi e semplici appassionati, Donati, già allenatore delle squadre nazionali di atletica di velocità e mezzofondo, componente della Commissione di vigilanza sul doping del Ministero della Salute e consulente dell’Agenzia mondiale antidoping, ha ripercorso alcuni punti salienti del suo libro nel quale parla dei suoi trentacinque lunghi anni di lotta, spesso impari, al doping: il clima diffuso di omertà degli ambienti dello sport di prestazione, dove spesso contano più le medaglie che la salute degli atleti o lo sviluppo dello sport, la necessità di essere informati sui rischi per la salute derivanti dall’uso di sostanze e pratiche proibite nello sport, informazioni che molti atleti non hanno, finendo in questo modo per fidarsi ciecamente di medici o preparatori con pochi scrupoli. Donati ha anche detto la sua su alcuni famosi scandali, dai più recenti di Armstrong e Schwazer a quelli più lontani nel tempo ma ancora vivi nel ricordo di molti come il caso Pantani, non dimenticando di sottolineare come la piaga del doping non tenga indenne anche il mondo dello sport amatoriale.
Ma ci sono anche aspetti di conforto, evidenziati nel dibattito che si è tenuto per oltre due ore, presente anche l’ex mezzofondista azzurro Federico Leporati e il giornalista olimpico Giorgio Cimbrico: una concreta speranza arriva dal lavoro con i giovani, che va seguito attentamente e slegato da un precoce agonismo che porta ad un abbandono della pratica sportiva già in età adolescenziale e fa perdere la dimensione dello sport come gioco e divertimento, essenziale per i bambini ed i ragazzi. Su questo s’innesta anche l’impegno quotidiano dell’Uisp e della fitta rete delle associazioni affiliate con le campagne nazionali contro l’utilizzo del doping e i progetti per promuovere sani stili di vita attivi e consapevoli, messe a disposizione del mondo della scuola e dell’associazionismo sportivo.
IL COMMENTO
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