
E' il nuovo filone d'inchiesta su cui stanno lavorando gli uomini della polizia giudiziaria della procura di Genova, coordinati dal pm Alberto Landolfi, nell'ambito dell'indagine sulla rottura del tubo del metanodotto che per tre giorni ha lasciato senza gas Genova e gli altri comuni della provincia.
Il fascicolo è sempre a carico di ignoti e l'ipotesi di reato è quella di disastro colposo, ma non è escluso che nelle prossime ore possa essere iscritto anche il reato di omissione di atti d'ufficio o di omissione di soccorso.
Dalle indagini, intanto, è emerso che la porzione di tubo in cui si sarebbe creata la spaccatura è deformato: si sarebbe creata una sorta di bolla e l'acciaio si sarebbe lesionato. Gli investigatori vogliono capire come mai quel tubo, sostituito nel 1989, si è guastato nonostante debba essere garantita una 'vita' di almeno 50 anni.
IL COMMENTO
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