
Tanto più se, come si dice negli ambienti politici, il ricambio potrebbe portare a un nuovo scenario strategico. Come detto, la focalizzazione sui business militari non si rivede, ma ampi settori governativi, con il sostegno di autorevoli esponenti del mondo sindacale, avrebbero fatto breccia avanzando un’ipotesi: niente vendita di Ansaldo Sts e Breda e ripresa in grande stile del settore trasporti. Da implementare con la sistemistica, in particolare quella della security, presidiata da Selex Es. Un piano sinergico tutto da sviluppare, ovviamente, ma è lo stesso che starebbe alla base dell’offerta per Sts presentata dalla francese Thales, anch’essa stella di prima grandezza nel ramo dell’elettronica per la difesa. “Perché fare un regalo a Parigi – ci si è interrogati nei dintorni di Palazzo Chigi – se la stessa cosa possiamo proficuamente farla noi?”.
La risposta, in tutta evidenza, sta nelle stringenti necessità di cassa di fronte alle quali si trova Finmeccanica, appesantita dal fardello di un indebitamento superiore ai tre miliardi di euro. Proprio questa circostanza, del resto, sta alla base delle scelte portate avanti dall’uscente Alessandro Pansa – le cui capacità finanziarie potrebbero essere messe al servizio dello Stato assumendo la guida di Fintecna, grande contenitore di cespiti pubblici – e peraltro condivise dal governo, che già alcune settimane fa aveva dato il via libera alle dismissioni. Gli uffici che hanno lavorato all’opzione alternativa, tuttavia, una quadratura del cerchio l’hanno trovata: anziché mollare i trasporti, Finmeccanica potrebbe vendere l’americana Drs. Certo, dovendo puntare sul militare questa appare una indicazione, diciamo così, naif, essendo quell’azienda la chiave di accesso al Pentagono e quindi alle commesse che fanno capo ai consistenti investimenti, nonostante i tagli, della Casa Bianca. In realtà le cose stanno un po’ diversamente. Se quando venne acquisita da Pier Francesco Guarguaglini, l’allora numero uno di Finmeccanica, almeno per il 50% le attività di Drs potevano essere utilizzate dalla capogruppo, con la gestione di Giuseppe Orsi – poi travolto dall’ancora non chiarito caso delle tangenti sugli elicotteri in India – il lavoro svolto dalla controllata di Oltreoceano è interamente secretato. L’implementazione con le attività italiane nell’elettronica per la difesa e per la security, quindi, è di fatto impossibile. E quindi: tanto vale cederla, con gli americani prontissimi a riprendersela indietro, come da sollecitazioni arrivate già nei mesi scorsi, incassare denaro fresco e non rinunciare a un gioiello come Ansaldo Sts. Quanto denaro potrebbe portare in cascina Finmeccanica? Si parla di due miliardi, malcontati, grazie ai quali si potrebbe abbattere in modo significativo il debito e, allo stesso tempo, avere le risorse per far crescere Sts e finalmente risanare la toscana Breda, che resta la criticità maggiore.
Solo fantasie, figlie di un momento molto particolare qual è, da sempre, quello delle nomine? Di sicuro dentro il governo il ragionamento è stato fatto. E a questo punto farà bene a stare con le antenne alzate anche Genova, che in tutta questa partita è direttamente coinvolta, considerando che Ansaldo Sts e Selex Es sono gli ultimi presidi di Finmeccanica, e certo non marginali, rimasti all’ombra della Lanterna. Se, poi, dovessimo collegare questo progetto strategico con i nomi che circolano per il ruolo di amministratore delegato, bè, bisognerebbe rilevare che l’abito sembra vestire a pennello una scelta interna. Ma sulle decisioni finali ci sono notoriamente troppe variabili per poter arrivare a una conclusione così tranciante. Ormai, però, è solo questione di ore: quando cadranno i veli che ancora coprono le nomine si capirà anche quale sentiero imboccherà il futuro di Finmeccanica.
IL COMMENTO
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