politica

Si accende il dibattito per il cambio al vertice del partito
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“La scelta dei segretari provinciali e regionale attraverso il congresso rischiano di portarci alla conta e a ulteriori divisioni nel partito, meglio decidere tutto in assemblea”. Juri Michelucci, neo eletto al Consiglio regionale del Pd e destinato per questo a lasciare la carica di segretario provinciale alla Spezia, non usa giri di parole per indicare la via preferita, in vista del rinnovo delle cariche in Liguria: “Il metodo deve essere univoco in tutta la Regione – dice – l’assemblea sarebbe certamente meno divisiva. Comunque mi sono preso l’impegno di avviare un percorso con la base poi si ragionerà di come scegliere il mio successore”.

Michelucci torna anche sulle polemiche degli ultimi giorni sul dopo-voto, rispondendo a Forcieri che aveva accusato i vertici del partito di sottrarsi alle responsabilità: “Rese dei conti? Volano di stracci? No. C’è stata una discussione vera. Le responsabilità sono emerse e condivise. In parte sono anche nazionali, come hanno dimostrato i ballottaggi delle amministrative. E sono state anche locali, e in direzione ognuno si è preso la propria quota parte. Siamo pronti a ripatire per i prossimi appuntamenti”.

“L’errore più grave – aggiunge Michelucci - è stato quello di non gestire le primarie, come metodo di selezione. E’ mancata una condivisione del programma prima. E dopo non si è gestito positivamente dopo l’11 gennaio, dalle dimissioni di Cofferati in poi”.

Insomma anche il renziano Michelucci segue il suo leader che ha strambato sulle primarie, ammettendone gli effetti negativi: “Le primarie restano sempre uno strumento utile per il partito democratico. Sono state alla base della sua nascita. Sicuramente per come le stiamo interpretando stanno diventando troppo divisive. La riflessione andrà fatta, ma non credo che vadano accantonate definitivamente. Dovremmo anche ripensare la struttura partito per far partecipare di più i nostri elettori”.

Poi sullo scontro con la Cgil spezzina Michelucci dice: “Penso che debba continuare un rapporto istituzionale e partitico, ma partendo da un presupposto: il sindacato non deve essere organico a un partito. Tanti iscritti non sono del partito democratico. Il partito deve fare il suo ruolo, ma abbiamo ruoli distinti. Non ci sono scomuniche. Solo segnalazioni come è avvenuto in altre parti della Regione.