
Nell'ultima udienza è stato sentito Rosario Taggio, uno dei testimoni chiave dell'accusa che pochi giorni dopo il delitto nell'89 aveva detto di avere visto Anna Lucia Cecere davanti al palazzo dell'omicidio dopo le 9, a un'ora compatibile con la ricostruzione dell'accusa, ma che in aula davanti ai giudici della Corte di Assise ha confermato quanto detto nel 2021 alla riapertura del caso, ossia collocando quell'incontro con l'imputata a prima delle otto.
L'impresa del pm Dotto: arrivare al processo
Non è facile il compito del pm Gabriella Dotto che grazie alla criminologa Antonella Delfino Pesce che ha scoperto dei bottoni sequestrati in casa dell'indagata è riuscita nel miracolo di riaprire un omicidio che era stato archiviato e portare a processo l'imputata Cecere e pure il commercialista Marco Soracco datore di lavoro della vittima, indagato per avere favorito la donna accusata.
Non è facile ma ci proverà lo stesso la magistrata a trovare i riscontri che a uccidere Nada Cella fu proprio Cecere che a dire degli inquirenti voleva rubare il posto di lavoro alla segretaria e pure accasarsi con il datore di lavoro.
La procura ha chiesto di mantenere riservati sino a dopo l'udienza i nomi degli testi per non inquinare il dibattimento.
Obiettivo accusa: incastrare Cecere
Il primo obiettivo dell'accusa è trovare le prove per condannare la presunta assassina Anna Lucia Cecere, nell'89 archiviata dal pm Filippo Gebbia dopo cinque giorni senza neppure chiederle dove era all'ora del delitto.
Se gli inquirenti troveranno riscontri che inchioderanno la donna allora la situazione si farà delicata anche per Soracco. In caso contrario, se Cecere venisse assolta, cadrebbero anche le accuse verso il commercialista visto che il reato di cui è imputato si configura solo se Cecere venisse condannata.
Il teste Taggio si rivela fragile
Per questo la scorsa udienza di due settimane fa è apparsa ad appannaggio della difesa, perchè uno dei testi chiave, appunto Taggio, non ha confermato quanto disse nell'96, ma ha ribadito quanto riferito nel 2021 alla riapertura del caso.
Poco importa invece che altri due testi hanno riferito che Cecere e Soracco in due circostanze diverse erano apparsi molto più che dei semplici conoscenti, come ha sempre sostenuto il commercialista per spiegare i suoi silenzi "protettivi" nei confronti dell'indagata. Con le stesse accuse era stata indagata anche sua mamma, Marisa Bacchioni, ultranovantenne, che però grazie al suo legale Andrea Vernazza è stata definita incapace di stare nel processo ed è stata stralciata dal procedimento.
Le amiche per ricostruire la vita di Nada
Gli inquirenti della squadra mobile della polizia per riaprire il caso nel 2021 sono ripartiti da zero come se l'omicidio fosse appena avvenuto: ricostruendo la vita della segretaria uccisa, Nada Cella, allora 24 anni, ascoltando i suoi familiari, le sue amiche migliori, coetanee milanesi che lei incontrava nella sua casa in campagna a Rezzoaglio e a cui lei aveva riferito delle attenzioni del commercialista nei suoi confronti e del suo desiderio di lasciare quel posto di lavoro. Alcune di queste saranno convocate in aula.
Il collega di Soracco
I poliziotti hanno riascoltato anche il collega di Soracco, Paolo Bertuccio, a cui il commercialista poche sere prima dopo una serata passata a fare bisboccia aveva annunciato che nel suo studio sarebbe accaduto qualcosa di grosso, "una botta" di cui avrebbero parlato tutti i giornali. Il collega sarà al più presto interrogato in aula, come Giuseppina Vaio, la cliente dello studio che all'ora del delitto di quel 6 maggio '96 telefonò e si sentì rispondere da una donna che non era Nada e che invece poteva essere l'assassina, appunto una donna.
Il segreto del frate
Altro teste importante sarà un frate cappuccino, frate Lorenzo Zamperin, a cui la mamma di Soracco avrebbe rivelato già nell'89 che l'assasino di Nada non poteva essere il figlio perchè era una donna "poco seria" che si era invaghita di lui.
In aula il dentista per cui lavorava Cecere
L'accusa chiederà di sentire anche il dentista Pendola di Santa Margherita, datore di lavoro del '96 di Cecere che nelle intenzioni degli inquirenti potrebbe confermare che la donna uccidendo Nada a Chiavari prima delle 9 quel tragico 6 maggio aveva tutto il tempo di recarsi a lavorare in ritardo a Santa perché nessuno la controllava. Cecere però ha un contratto di lavoro che attesta che lei dalle 9.30 quel giorno era a lavorare a Santa, come a dire, provate voi che non era così. Una verifica che sarebbe stata facile nell'89, ora, invece, a distanza di tanti anni, quasi impossibile.
IL COMMENTO
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