cronaca

A Primocanale la protesta dei sindaci liguri contro il governo
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"Non ne possiamo più di leggi e decreti fatti da persone che, forse, non sarebbero in grado di amministrare neanche un condominio. Siamo molto preoccupati". Si aggrega anche Rosario Amico al coro di sindaci liguri abbandonati dal governo centrale a fare i conti coi disastri del dissesto idrogeologico.

La sua Serra Riccò ha pagato un prezzo alto. Due alluvioni in quaranta giorni e danni per 3 milioni. "Non abbiamo potuto far fronte a tutte le spese, così stiamo attivando mutui per mettere a posto le frane prima delle grandi piogge". L'autunno è alle porte e fa già paura. Roma aveva assegnato al comune dell'alta Valpolcevera un milione e mezzo. E invece, tuona Amico, "non abbiamo ancora ricevuto un centesimo. Dobbiamo pagare di tasca nostra le aziende che hanno eseguito la prima tranche dei lavori. Non solo i territori devastati dalle calamità, ma quando ci vengono assegnati i pochi fondi a disposizione del governo centrale, prima di poterli avere passa un tempo intollerabile. C'è qualcosa che non funziona".

Già, non funziona. Come non può funzionare l'ennesimo garbuglio delle competenze. "Dal primo luglio di quest'anno - spiega Amico - le competenze sul dissesto idrogeologico sono state trasferite dalle ex province, ora città metropolitane, a comuni e regioni. È una fase di transizione, un limbo. Impossibile fare programmazione, stabilire finanziamenti con linee guida e capire chi deve fare cosa".

Poi c'è il doppio ostacolo del patto di solidarietà e del fondo di stabilità. Il primo impone ai piccoli comuni un contributo forzato per soccorrere chi versa in difficoltà finanziarie. L'altro blocca una parte dell'avanzo d'amministrazione. Con l'ultima legge di stabilità è cambiato qualcosa, "ma è ancora troppo poco per i sindaci in prima linea a dover gestire un territorio devastato. Si era detto che il patto di stabilità sarebbe stato allentato per i comuni alluvionati, ma la situazione non è cambiata".

Quello di Amico, e di tutti i sindaci sul piede di guerra incontrati da Primocanale, è un secco "basta" alla politica dei tagli: "Lo ha detto anche la Corte dei Conti, non si possono più togliere risorse ai comuni. Non è ammissibile pensare che siamo noi il peso più gravoso sulla spesa pubblica. I problemi sono ben altri per lo stato italiano, sono i ministeri. Non ci possono più trattare come gabellieri per conto dello stato. Se non ci tolgono questi vincoli, noi non riusciamo più a governare le nostre comunità. I cittadini, giustamente, sfogano su di noi i loro problemi, ma i sindaci non sono responsabili di tutto". Lamentele ormai non più nuove, di cui il presidente dell'Anci, Piero Fassino, si farà portavoce di fronte al governo.