
Saltano così le previsioni ottimistiche che parlavano di riapertura della discarica entro il 2015. Per i prossimi mesi, dunque, i rifiuti di Genova continueranno ed essere spediti fuori regione. Il tutto non senza conseguenze per le casse comunali. "Quanto costerà? Dipende dagli accordi, dai quantativi e dalla distanza - dice Porcile - ma possiamo stimare circa due o tre milioni al mese, per un totale di 30 milioni da qui alla prossima primavera".
A tranquillizzare i contribuenti dal timore di una nuova stangata sui rifiuti ci pensa Enrico Pignone, delegato della Città Metropolitana di Genova: "Non ci sarà alcun aumento dei costi per i cittadini grazie alla politica di efficientamento prevista da Amiu".
GIAMPEDRONE: "BASTA FROTTOLE" - Sulla questione è piombato il monito di Giacomo Giampedrone, assessore regionale all'ambiente: "Se diciamo che stiamo risolvendo l'emergenza in casa mentre non è così, le altre ragioni non vorranno più prendersi i nostri rifiuti. Non è più il momento di raccontare frottole. Rischiamo di trovarci seriamente in emergenza". Slittata la riapertura di Scarpino? "Ahimé, lo sapevamo da tempo - sospira l'assessore - Scarpino, del resto, sarà un polmone utile, ma non certo la risoluzione di tutti i mali. Servono altre risposte".
GLI IMPIANTI - Da quando si è insediata la giunta Doria, ormai tre anni e mezzo fa, l'impianto di gestione dell'umido - quello che doveva decongestionare Scarpino - è fermo alla fase degli auspici. "Non dico che non ci siano stati ritardi - si difende Porcile - ma qualche passo avanti è stato fatto. Sono stati individuati tre siti, uno nel basso Piemonte e due a Cornigliano. Ci vorranno ancora due anni, forse due e mezzo". Nel frattempo la magistratura ha chiuso i battenti di Scarpino e non si vedono luci in fondo al tunnel. Anche se un documento approvato oggi dal Consiglio Metropolitano, a detta di Pignone, "consentirà al Comune di avviare pratiche con l'Amiu per individuare i siti adatti, definire gli impianti, mettere in sicurezza i due siti di Scarpino e aprire il terzo". Sì, perché la partita di Scarpino non è ancora chiusa. "Serviranno decine di milioni - ammette Porcile - se consideriamo anche i costi extra e l'impiantistica".
DIFFERENZIATA A PICCO - La patata bollente non nasce solo dalla vicenda Scarpino. Il vero fardello è quello della differenziata. A Genova, in controtendenza rispetto ad altre realtà italiane, stenta a decollare. E anzi, secondo i dati più recenti, nell'ultimo anno ha subito un leggero calo. "Si sa: la raccolta porta a porta, che è quella che più contribuisce alla differenziata dei comuni virtuosi, è complicata per la conformazione stessa della città", dice Porcile. Che annuncia due nuove isole ecologiche nel giro di pochi anni, interventi su grande distribuzione e ospedali, e tanta comunicazione ai cittadini per modificare la cultura complessiva. E lo fa con ottimismo: "Si farà di più, si farà meglio. Ho la sensazione positiva che la cittadinanza stia acquisendo più consapevolezza".
IL COMMENTO
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