
Per colpa di lavori urgenti, in una città in cui nulla è urgente (nella stessa Galleria Mazzini c'è una impalcatura dimenticata da dieci anni, uno scandalo che i commercianti festeggiano polemicamente, oramai come se fosse un compleanno nell'anniversario della posa), hanno fatto saltare un appuntamento che durava dal 1928. Ma non potevano rinviarli di un mese quei lavori urgenti? Siamo o no la capitale del rinvio permanente e insesorabile, delle attese prolungate all'infinito?
Come è triste la Galleria vuota, senza libri, senza quei banchi lunghi, oramai famigliari, dove sfilavi con noncuranza o con attenzione da un capo all'altro, scegliendo, se preferivi, di girarti verso i negozi che beneficiavano di questo flusso continuo di possibili cilenti. Camminavi accarezzando i libri anche se non li compravi, era come se te li mettessi sotto braccio, da un capo all'altro dalla bocca del Carlo Felice allo slargo della Prefettura, avanti e indietro, al coperto , al sicuro, in quel microclima natalizio così caldo.
Nel Natale 2015, che ha già tutte le sue difficoltà e qualche luce in più di speranza, se cerchi la Fiera dei libri, fiducioso dei tuoi passi, ti infili proditoriamente in un labirinto di plastica, sotto gli zoccoli del cavallo di Garibaldi e magari sotto gli occhi del generale stesso, che, sicuramente, non gradisce l'invasione. Sai dove entri e non sai come esci, magari con qualche capogiro e ti senti anche obbligato nei tuoi movimenti, mentre la Galleria lunga, larga e comoda, ti faceva sentire libero come volevi, anche di scantonare verso via Roma o verso il mercatino di san Nicola.
Ma che città siamo, che per scarsa programmazione, improvvisazione, mancanza di solidarietà, ci mettiamo sotto i tacchi le tradizioni più forti? La Fiera del libro sbattuta nel labirinto di plastica e Galleria Mazzini così vuota, spenta, così triste, non saranno la fine del mondo, in una città che cerca il suo futuro, tra treni cancellati, treni velocetti, aeroporto kaputt, isolazionismi spinti, presunte alleanze lombardo piemontesi, incertezze postindustriali, infinite battaglie portuali, grandi opere ferme al bla bla e tombini tappati e degrado di caruggi e periferie.
Ma è un segnale di Natale che si spegne. Diranno che si trasferisce in via provvisoria, che è una piccola tradizione momentaneamente sospesa e qualcuno sarà perfino contento, convinto che la Galleria tutta per sé fa riempire meglio il portafoglio dei commercianti. La Fiera del libro in quella Galleria, invece, è come il presepe dello shopping natalizio, nel cuore della città a fianco di strade dove le chiusure si moltiplicano e siamo tra quelli che guai a toccare il presepe, non per difesa magari anche becera, ma perchè è una delle luci di Natale e non avevamo raccomandato che questo Natale bisogna accenderlo di più?
IL COMMENTO
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