
L'idea di Renzi di licenziare i fannulloni pubblici apre a molteplici considerazioni. Alcuni dicono che, visto che i parlamentari sono pagati con soldi pubblici, si dovrebbe applicare anche a loro. È corretto ma non tutti sanno ad esempio che, quando un parlamentare non è in aula, ci sono sanzioni per 250 euro al giorno, e non si conoscono molti altri aspetti.
Il lavoro del parlamentare viene considerato solo per quante volte vota in aula? Non viene considerato come si occupa del suo territorio, come lavora nelle commissioni che sono il vero lavoro, forse quello più concreto e affascinante, dove si approfondiscono i temi che quella commissione tratta?
A me non piace fare lo "sciaccapumelli" e non trovo giusto che si valuti il lavoro di un politico in base al numero dei voti espressi in aula, una cosa totalmente inutile. I lavori in aula sono umilianti, dove i partiti ordinano cosa votare e tutti i "peones" che obbediscono senza neanche sapere per cosa votano, sapendo che se non obbediscono mettono a rischio il loro futuro politico!
Io non sono in un partito, sono libero di pensare e di votare o non votare come voglio. Posso decidere di volta in volta secondo quello che ritengo più corretto e secondo quanto sono stato in grado di capire di cosa si stia parlando in aula.
Ma va considerato che da solo non posso seguire tutti i disegni di legge, valutare migliaia di emendamenti. Nei partiti la logica è che ci sono degli uffici legislativi nei gruppi che studiano ogni ddl e gli emendamenti. Ci sono parlamentari di quel gruppo che sono nelle commissioni che analizzano i ddl e danno la linea insieme al capogruppo, dalla sanità all'industria, dalle banche ai servizi sociali, ai trasporti etc. Non si può fare questo lavoro da soli, è umanamente impossibile. Quindi seguo quello che ritengo più opportuno per la mia regione: io sono nella commissione ottava del Senato che si occupa di trasporti e comunicazioni, e inoltre nella bicamerale denominata Commissione di Vigilanza Rai. Ma ho denominato il mio gruppo, che è all'interno del Gruppo Misto in Senato, "Liguria Civica", portando per la prima volta nella storia del Senato il nome della Liguria.
Quindi, piuttosto che seguire a volte ddl che non posso studiare e su cui non ho sufficienti informazioni, decido o di non votare o di votare perché sommariamente ho avuto informazioni che mi hanno convinto. Funziona così, non si può pensare che sia diverso.
Ma c'è un'altra valutazione che va fatta, molto importante. Mentre alla Camera se vuoi astenerti voti "Astenuto" premendo il tasto bianco, al Senato, non conosco le motivazioni ma è così, se voti "astenuto" il voto va nei voti contrari, quindi con quelli che schiacciano il bottone rosso.
Spesso, quindi, ho deciso di non votare o perché non sapevo neanche di cosa si stesse parlando, o perché non avevo una posizione né favorevole né contraria. Io sinceramente lo "sciaccapumelli" per convenienza non lo faccio e non lo farò mai. Penso che in molti sappiano se ho pensato a difendere la mia regione o meno e spero che non mi debbano valutare sul numero di voti favorevoli o contrari.
Ora mi attendono due casi molto delicati che certamente approfondirò: il ddl sulle unioni civili e quello sulla riforma costituzionale. Sul primo ho già deciso come voterò, sul secondo sono quasi certo, ma in questo caso così importante per il futuro del Paese ascolterò con attenzione il dibattito in aula anche se su tanti interventi penso che solo il 5% saranno degni di essere ascoltati.
IL COMMENTO
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale
La Costituzione, Salis in Lottomatica e la politica di cui non puoi fidarti