
Le nuove regole di onorabilità e affidabilità, varate d'urgenza l'estate scorsa in margine al caso Parma proprio per impedire il ripetersi di simili disastri sportivi, vanno quindi applicate anche al presidente della Sampdoria che pure, fin dal suo avvento ai vertici del club, con una certa lungimiranza non aveva acquisito la titolarità nemmeno di una sola azione, frazionandone tra la discendenza la consegna a titolo gratuito (più robusto avviamento d'impresa) dalla famiglia Garrone-Mondini.
Per parte sua Ferrero si autodefinisce "pulito e semplice", rifiutando di dimettersi: ha presentato ricorso in Cassazione, contro il provvedimento del giudice di Busto Arsizio che egli stesso aveva sollecitato, curiosamente proprio quel 12 giugno 2014 in cui assumeva la presidenza della Sampdoria. Quindi, lascia intendere, il verdetto da lui stesso proposto e patteggiato non è definitivo; e su questo dettaglio il 64enne l'imprenditore romano intende giocare, per conservare carica e funzioni, guadagnando così ancora qualche mese.
Non sembra però che un furbo formalismo, contro le ragioni di opportunità che adesso si fanno evidenti e pressanti. Dalla carica di presidente di un club di serie A, infatti, si gestiscono non solo centinaia di milioni di euro, ma i sentimenti di una moltitudine appassionata. Che aveva concesso a Ferrero una fiducia inaudita e che adesso sente di meritare qualcosa di meglio. Se non l'artefice di un secondo scudetto, almeno qualcuno che risponda credibilmente al tema posto a suo tempo da Sinisa Mihajlovic: "Non chiedetevi che cosa possa fare la Sampdoria per voi, ma che cosa possiate fare voi per la Sampdoria".
IL COMMENTO
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