
"Io vivo qua da tanti anni: prima avevamo un'altra azienda petrolifera, poi la Iplom, poi i camion che passano nella strada stretta, poi la discarica di Scarpino...non ne possiamo più – fanno eco le anziane della zona – il Comune deve capire che non possiamo più dare in questo quartiere, ci devono pagare i danni anche morali, vogliamo che capiscano che non siamo cittadini di serie c, ma che contiamo come i cittadini di Albaro e del centro di Genova."
Ci incamminiamo con un gruppo di residenti nella stradina immersa nel verde della campagna, che porta nel punto in cui si è rotto il tubo. Il tragitto è cosparso di tecnici con le tute bianche e le mascherine, che lavorano nell'alveo dipinto di nero dal petrolio. L'odore è fortissimo "e pensare che fino a poco tempo fa ci portavamo i bambini a fare le gare di corsa" ricorda con malinconia una signora.
Il timore dei residenti è che cali il vento e che l'odore rimanga ancora più persistente di quanto non sia già ora.
IL COMMENTO
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