Cronaca

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Questa volta sono comparse anche sul muro laterale di San Lorenzo. E nuovamente nei vicoli, vicino alla cattedrale, altre scritte blasfeme contro la Cei e il suo presidente, monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova. Ma le minacce “sembrerebbero non ascrivibili a una matrice di natura eversiva, ma trova origine in un sentimento anticlericale”. Così il viceministro dell’Interno Marco Minniti, nell’informativa urgente alla Camera, dopo che in diverse città italiane, non solo Genova (ma anche Bologna, Torino e Napoli), sono state trovate scritte offensive nei confronti del presidente della Conferenza episcopale e del papa: le ultime lunedì sera. L’esponente del governo parla di sentimento “volto a rimarcare la presunta interferenza della chiesa nelle vicende politiche nazionali”. Come accaduto in Spagna, nel 2006, con azioni dirette conto tre chiese in Galizia. Fermo restando che si tratta di “vili intimidazioni” che “offendono non solo la chiesa cattolica ma anche la religione e la coscienza civile e democratica del Paese”. Nell’esprimere solidarietà a monsignor Bagnasco, il viceministro ha poi annunciato che è stato disposto un servizio di vigilanza permanente presso la Curia e un servizio di tutela personale all’alto prelato per i suoi spostamenti a Genova e in Liguria. Un’attenzione che rimane straordinaria come la situazione richiede, precisa Minniti che, in base all’indicazione che arriva dalle forze dell’ordine considera anche la possibilità di frange estreme dell’area anarchica, perché, dice, “pur non essendosi alcuna verificata connessione con gli episodi in questione, va segnalata l’attività di circoli e gruppi con marcato carattere anticlericale”. E possibili collegamenti con gli stessi anarchici spagnoli.