
Non possono così che restare sbigottiti, pensando a se stessi, i tifosi della Sampdoria, davanti alle trattative per la cessione del Milan, da Berlusconi a una holding cinese: trattative riservate nel contenuto, com'è doveroso, ma pubbliche nella forma. Nessuno si nasconde, si negozia da mesi, di fronte a una piazza il cui gradimento non sarebbe vincolante, ma difficile da eludere. In più si pone una esplicita condizione necessaria: il Milan, assicura l'ex premier, sarà ceduto soltanto a chi garantisca investimenti tali da riportare i rossoneri sul tetto del mondo.
Anche Berlusconi, a suo modo, mette quindi i 'filtri', analoghi a quelli adottati nella primavera del 2014 da Edoardo Garrone, quando annunciando a cose fatte l'unica cessione segreta della storia del calcio il patron uscente si era detto fiducioso che il successore Massimo Ferrero, a dispetto di un curriculum avventuroso, avrebbe fatto non solo bene, ma addirittura meglio di lui. Ma l'impressione generale fu che la Sampdoria, 68 anni di storia e 7 trofei internazionali e nazionali, fosse stata rifilata senza pensarci troppo al primo che era passato di lì. Forse nemmeno al primo.
Due anni dopo, la realtà sembra infatti contraddire l'ottimismo dell'ex presidente: la Sampdoria ferreriana si avvia sì al pareggio di bilancio, ma al prezzo – unico possibile, date le modeste potenzialità intrinseche di investimento – di un grave depauperamento tecnico, frutto anche di scelte che indicano l'inesperienza calcistica dei vertici societari. Genoa e Sampdoria vanno così avanti, con Preziosi e Ferrero, sopportati più che amati, chissà fino a quando.
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IL COMMENTO
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