
"Se pensiamo davvero di aprire la discussione sul futuro politico di Genova cominciando dal perimetro dell'alleanza ci candidiamo a una meritata sconfitta. Basta con questa assenza di idee condita con il lessico polveroso della vecchia politica. Dobbiamo dire che una fase si è chiusa. Dobbiamo delineare una visione nuova e forte di città, articolata sulla base di quattro, cinque idee chiave, a partire dalla sicurezza: tema fondamentale e ineludibile per la vivibilità delle periferie e del centro storico. Dobbiamo parlare di candidatura/e: perché la leadership fa la differenza. Ma soprattutto dobbiamo dire che serve un nuovo modo di governare Genova: idee chiare e precise sui temi chiave, da realizzare con decisioni veloci, senza attendere i tempi delle discussioni infinite. Genova muore di dibattiti inconcludenti. Genova vivrà se avremo il coraggio di prendere decisioni: soprattutto quelle difficili", scrive Regazzoni.
E ancora: "Ai cittadini, del perimetro dell'alleanza, non importa nulla. E a ragione. Certo, si parlerà di alleanze: ma non può essere il primo punto di un'agenda politica che voglia fare dell'innovazione e della capacità di costruire un rapporto con la cittadinanza la propria barra. Il Novecento è finito, caro Alessandro Terrile. Non possiamo parlare come una tribuna politica in bianco e nero degli anni Sessanta. E, aggiungo, non possiamo nemmeno utilizzare un momento di difficoltà del Pd per aprire un fronte interno sulla legge elettorale: l'Italicum, come ha detto il costituzionalista Stefano Ceccanti, esce rafforzato dal primo turno. Ritorniamo al futuro, e alla realtà. Prima di esserne travolti".
IL COMMENTO
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