
Come ha vissuto questo passaggio Marta Vincenzi?
La signora ha vissuto male questa vicenda fin dai primi momenti, com'è immaginabile. Si aspettava una richiesta di condanna. Certo le dà una grande sofferenza, dovuta alla richiesta in sé stessa, ai morti che ci sono stati e al suo sentimento di subire un'ingiustizia.
Qual è la vostra strategia difensiva?
Io ho presentato una lunga e meticolosa confutazione degli argomenti dell'accusa, basata sui fatti, facendo tesoro di quello che è emerso dal dibattimento, dai testimoni e dai consulenti. E ritengo di poter dimostrare l'assoluta infondatezza delle accuse rivolte alla mia assistita.
C'è qualche punto che non torna?
Non è un punto che non torna, sono tanti punti. E l'impostazione dell'accusa non tiene conto della realtà in cui operano i sindaci in generale e Marta Vincenzi, e non tiene conto del fatto che, anche di fronte all'emergenza, ci sono regole che comportano attribuzioni di responsabilità.
Si fida dei magistrati?
Io ho una gran fiducia nei magistrati genovesi e nei magistrati in generale. Certo è che abbiamo assistito in questi anni a una tendenza ad accentrare l'attenzione su persone che rivestono ruoli apicali all'interno dell'amministrazione. A volte la pubblica opinione si scaglia senza cognizione di causa senza tener conto che ci sono regole, principi e meccanismi ben precisi. Ogni processo fa storia a sé. Abbiamo letto tutta la giurisprudenza, non ci sono casi analoghi a questo tenuto conto che, checché se ne dica, il Comune di Genova si era dotato di una struttura riconosciuta da tutti come all'avanguardia nel sistema di Protezione civile italiano. Spero che il processo non venga influenzato, e sono certo che non lo sarà, da fattori che di processuale non hanno nulla.
IL COMMENTO
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