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Il commissario ligure fa il punto sulla situazione del partito
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"Noi siamo autonomi da Doria". Una frase chiara, dove il "noi" sta a indicare il Pd e a pronunciarla è il commissario regionale del partito, David Ermini. Intervenuto a Primocanale, Ermini ha spiegato quella che è la strategia del partito in vista delle elezioni amministrative di Genova. "Abbiamo deciso che il Partito Democratico farà il suo percorso totalmente autonomo, come è giusto che sia. È evidente che Doria nella passata legislatura è stato il frutto delle primarie e di un lavoro di coalizione. Il Pd si sente parte integrante e molto responsabile della coalizione, per cui lavoriamo perché il Pd faccia il suo percorso ma anche per far sì che questa coalizione si mantenga e per evitare quelle sfilacciatura che nell'ultimo periodo non hanno portato bene al centrosinistra".

Questa autonomia sta a significare che Doria dovrà passare al vaglio degli elettori delle Primarie. Una scelta inconsueta per un primo cittadino uscente, che non è stata adottata in altre realtà a guida Pd. "Ogni città è diversa e e ogni esperienza ha la sua peculiarità", ha detto Ermini. "Credo che su Genova noi abbiamo bisogno prima di tutto di ricostruire una coalizione che nel corso di questi anni si è sfilacciata. I movimenti che ci sono stati in Consiglio Comunale sono obiettivamente un problema. Noi dobbiamo ritrovare delle motivazioni e questo lo fai solo se hai dei contenuti su cui siamo tutti d'accordo e su cui il centrosinistra si possa ripresentare unito. A Milano abbiamo vinto con un candidato nuovo, ma perché il centrosinistra si è presentato in maniera unitaria".

Dopo "autonomia", la seconda parola d'ordine del Pd è dunque "unità". "Siamo ormai in una fase tripolare, dove i tre schieramenti hanno in molte città una forza simile. A meno che non ci vogliamo suicidare, non possiamo permetterci che qualcuno si sfili dalla coalizione", ha affermato il commissario regionale. Parole che arrivano con la ferita per la sconfitta a Savona ancora aperta. Ed Ermini ha fatto riferimento proprio alla Città della Torretta: "Se fossimo partiti da questo punto, forse anche a Savona il risultato finale sarebbe stato molto diverso".

Sul tavolo della discussione resta il fatto che il Partito, a livello ligure, sia ormai commissariamento da più di un anno. A questo proposito, Ermini si dice favorevole a un congresso regionale. "Non l'abbiamo potuto fare perché l'organizzazione nazionale ha sospeso momentaneamente lo svolgimento dei congressi. Ma io lo voglio fare, perché i passaggi politici fondamentali si fanno con i congressi", ha detto a Primocanale. "Io sono un commissario che viene da fuori e invece è giusto che ci sia una classe dirigente genovese che fa le scelte per la propria città. Io sono qui a dare una mano. Ho cercato di portare un clima che fosse sufficientemente utile per ripartire. Ieri sera (alla direzione provinciale genovese del partito, ndr) ho visto una bella discussione, franca e aperta. E ho visto anche la voglia di ripartire".

Ma cosa dirà Ermini, e insieme a lui gli altri esponenti regionali del partito, alla prossima Festa dell'Unità? Quale messaggio verrà lanciato ai genovesi? "Noi andiamo a dire che abbiamo bisogno di loro", ha sottolineato Ermini. "Bisogna ricostruire un rapporto forte tra la politica e la città. E siccome noi abbiamo ancora la presunzione di essere quella forza politica che vuole essere attaccata ai problemi della gente, noi dobbiamo andare a recuperare il rapporto coni cittadini di quei quartieri più disagiati, dove la gente non vota per i 5 Stelle o per la destra ma proprio non va a votare. Non è un problema solo di Genova, ma dobbiamo recuperare questo rapporto. Allo stesso tempo - ha concluso il commissario regionale del Pd - dobbiamo dare delle proposte di governo precise, chiare, semplici e dirette".