Qualcuno solleva dubbi sulla balneabilità della zona (qualche mese fa in effetti eravamo venuti per documentare le macchie di petrolio arrivate dal rio Fegino, ma di tempo ne è passato) anche se i bagnanti che incontriamo "in uscita" armati di sdraio e asciugamani dicono che loro il bagno lo fanno perché vedono che gli altri lo fanno. E poi, cartelli, non ce ne sono ad indicare il divieto. Ci mancherebbe pure che quelle poche spiagge libere che ci sono a Genova fosse non balneabile...
Per fortuna, oltre ai vetri, ci accoglie anche un prestante uomo con i capelli bianchi che "qui ho imparato a nuotare da bambino. Dove stiamo camminando ora c'era il mare profondo sette metri, la spiaggia era dove oggi sorgono palazzi immensi". Lui è dell'associazione sportiva Multedo, dal 1930. Ne ha viste di cose, l'associazione. Ma quello che sta succedendo quest'estate, in fatto di docce e bagni pubblici, travalica l'immaginazione.
Ad allarmarci è già fatto che lui e la gente ci domandi se siamo consapevoli del rischio di camminare scalzi sulla spiaggia. Ma come, se non ti fidi a stare senza scarpe su una spiaggia, dove allora? Marito e moglie, che si sono ritagliati uno spazio nel degrado, si dicono "letteralmente schifati dalla situazione". Infuriati con il Comune che non fa nulla per curare queste spiagge e abbandona la gente comune, quella che non si può permettere stabilimenti balneari puliti e dotati di servizi, in queste condizioni poco dignitose. (Continua...)
IL COMMENTO
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