
Nel giro di poco più di un anno, abbiamo visto molto, forse troppo. Cassano che si offre, il tecnico che gli chiude la porta in due interviste mentre il proprietario dice prima no, poi ni, infine sì; e lo dice dopo il disastro Vojvodina, quasi che il numero 99 fosse un antidepressivo di massa e non il calciatore più geniale, ma anche il più problematico in circolazione. Si sia trattata di una scelta fino in fondo voluta, o non piuttosto di uno scambio di favori (io ti piazzo Okaka, tu mi riprendi Cassano) con il procuratore, mai davvero si saprà. Più anziano di Platini che, per non autodistruggere la propria leggenda, a 32 anni aveva smesso, il fuoriclasse fa quel che può fare un atleta fuori condizione: distilla l'immenso talento a sprazzi.
Malgrado la forzata discontinuità, nella scalcagnata Sampdoria dello scorso anno resta uno dei meno peggio, con i picchi di alto e basso nei due derby. All'andata, insieme con il pupillo Soriano, vince in pratica da solo; al ritorno, coinvolto nel naufragio, sbrocca al cospetto di Romei, il dirigente/non dirigente che comunque viola la regola non scritta della sacralità dello spogliatoio, specie in un momento come quello. Seguono licenziamento telegrafico poi rientrato, quindi un altro inizio d'estate nello stile della casa, ovvero dichiarazioni solenni subito contraddette, nella convinzione che una battuta in vernacolo risolva ogni grana. Fino alla “gastroenterite” che chiude i giochi.
Che Cassano sarebbe stato un problema, specie per una Sampdoria come questa, noi lo si era detto fin dallo scorso anno. Non ci rallegra averci visto lungo; mai come stavolta avremmo preferito sbagliarci. Invece è stato proprio un problema. Sia arrivando che andandosene. E purtroppo non è né il solo né il più serio.
IL COMMENTO
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