
Tra gli arrestati c'è un commercialista, Massimo Fruschelli, di Siena, liquidatore della Civitas. Gli altri arrestati e gli indagati sono piccoli imprenditori che vivono in Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Campania e sono accusati di aver creato società fittizie.
Le ipotesi di reato contestate vanno dalla turbata libertà di scelta del contraente (ex turbativa d'asta), al falso e peculato. Secondo l'accusa, l'immobile Civitas sarebbe stato venduto a un privato (che non è indagato) al prezzo di 550mila euro, anziché 1 milione e 80mila euro, e il denaro ricavato sarebbe stato spartito tra gli indagati, anziché essere consegnato al Comune, grazie a una serie di falsi rimborsi, false fatturazioni e altri stratagemmi finanziari.
Gli investigatori ritengono che alla base della vendita sotto costo possa esserci una falsa perizia effettuata dopo l'alienazione. I cinque arrestati, in particolare, sono accusati di aver creato una società fittizia, con sede a Roma, a cui era stato affidato il compito di redigere una falsa perizia estimativa dell' immobile, sceso a 680mila euro, dopo due aste andate deserte. Perizia firmata da un geometra toscano senza aver mai visionato l'immobile e in data successiva alla vendita dello stabile.
Questo stratagemma ha consentito al liquidatore di giustificare formalmente sia la vendita ad un prezzo nettamente inferiore a quello reale sia l'effettuazione di una serie di pagamenti a favore di persone fisiche e giuridiche appartenenti al sodalizio criminoso, per quasi 321mila euro. A tale scopo il liquidatore avrebbe prodotto anche falsi verbali di assemblea dei soci con i quali venivano approvate altre uscite dalle casse pubbliche, autorizzando pagamenti a proprio favore o a favore del proprio studio commercialistico per attività mai svolte.
IL COMMENTO
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