Le associazioni denunciano come sia stato in particolare contestato "il pretesto fasullo della tutela delle produzioni olivicole, col previsto abbattimento di 11.000 esemplari da parte di 2.000 cacciatori autorizzabili". Questo perchè, secondo Lac, Enpa e Lav, sono stati inclusi "a tale scopo vastissimi territori dell' entroterra, in decine di comuni, non classificati come comuni olivicoli e/o privi di oliveti". Il presidente del Tar parla di "situazione di estrema gravità ed urgenza" da rendere necessaria una prima sospensione, in attesa della pronuncia collegiale (sempre di sospensiva) prevista per il prossimo 27 ottobre.
Dal pomeriggio, insomma, l'abbattimento di storni in Liguria torna ad essere violazione penale con rischio di sequestro giudiziario del fucile e delle prede abbattute per i trasgressori. "La Regione continua a distogliere risorse economiche ed energie di funzionari e dirigenti per fotocopiare e riapprovare senza vergogna deliberazioni che sono da anni oggetto delle motivate censure dei giudici amministrativi; il tutto solo per accontentare i piccoli capricci di una frangia minoritaria del mondo venatorio (il numero dei cacciatori liguri, peraltro, è precipitato a 16.000 nel 2016); sarebbe ora di finirla e di occuparsi di cose più serie ed urgenti" dichiara Guglielmo Jansen a nome del coordinamento delle tre associazioni ricorrenti.
"Peccato che per arrivarci sia stato necessario ancora una volta un decreto di un tribunale amministrativo. Evidentemente Mai e Toti proprio non vogliono farsi una ragione del fatto che la caccia allo storno in deroga è illegale, preferendo tirare avanti a testa bassa, anche a costo di spendere soldi pubblici in ricorsi e azioni legali. Una follia che dimostra in che mani è la nostra regione", commenta Marco De Ferrari del Movimento 5 Stelle.
IL COMMENTO
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