
La vicenda ha inizio nell'agosto del 2015, quando il pensionato scopre la lieta sorpresa. Sul conto corrente, infatti, gli erano stati, accreditati 44.964,03 euro. L'anziano che, tra l'altro, proprio in quel periodo, attendeva un bonifico dall'estero come risarcimento per un incidente occorso a un suo parente, chiede al cassiere e a un funzionario conferma della regolarità del bonifico.
"Dopo aver ricevuto garanzia che l'iban utilizzato era proprio il suo - spiega l'avvocato del pensionato - il mio assistito ne ha approfittato per chiudere un paio di finanziamenti e per fare qualche altra spesa". Una ventina di giorni dopo, arriva la doccia fredda: la banca convoca il pensionato per avvisarlo che quei soldi non erano destinati a lui, ma ad un altro correntista ligure che aveva un iban simile.
"Il mio cliente, tuttavia, aveva già speso tutto - dice ancora il legale - ma si era impegnato a restituire il credito, a due o trecento euro al mese, che avrebbe trattenuto, con sacrificio, dalla pensione minima di 780 euro al mese". L'accordo, tuttavia, salta e l'istituto di credito presenta richiesta di inserimento del nominativo dell'anziano nella "centrale rischi", la cosiddetta black-list dei correntisti insolventi.
IL COMMENTO
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