
Deaglio ha ricordato come "in anni in cui l'Italia era ancora profondamente arretrata sul piano culturale e sociale, quel periodo, pur con tutte le contraddizioni vissute, fu un momento di gioia e un'esperienza di cui, oggi, nessuno si pente".
E, poi, appunto il curioso aneddoto: "Ricordo - ha aggiunto Deaglio - che in uno dei primi cortei usciti dalle fabbriche del ponente cittadino, per la prima volta diretto verso il centro della città, dopo gli slogan qualcuno disse 'ma un corteo non può non cantare...'. Fu così che dopo qualche incertezza il corteo intonò Azzurro, che Paolo Conte scrisse mentre era in vacanza nel savonese, a Finale Ligure, per essere poi portato al successo da Adriano Celentano".
La mostra, suddivisa in otto sezioni, raccoglie centinaia di documenti inediti e non, dell'esperienza genovese e ligure del '68, dedicandone una al tema delle forme della violenza "che fu uno, nonostante la voglia di gioia, degli elementi di una fase di quegli anni che non possono essere ricordati o riletti come un'equazione diretta sugli anni del terrorismo". La mostra (fino al 26 febbraio) ha appuntamenti collaterali, incontri e dibattiti, compreso "Un gioco da ragazzi? Il 68 attraverso i lavori di ricercatori e ricercatrici che allora non c'erano", con i nipoti del '68 e un altro sul tema dell'attualità di quegli anni, con Luciana Castellina e Toni Negri.
IL COMMENTO
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