
L'indice e la bacchetta sono puntati contro l'articolo 24 della legge 160 del 2016 che prevede - lamentano - la precarizzazione dei lavoratori delle fondazioni, il declassamento delle stesse, la chiusura temporanea dell'attività con riduzione della programmazione. "Artisti assunti a tempo pieno, già si stanno trovano a 50 anni in part time, come a Verona dove hanno licenziato l'intero corpo di ballo. Mentre chi è a contratto così non riuscirà mai a entrare", spiega Pierina Trivero, corista al Regio di Torino.
Il discorso è ampio. Si va dall'adeguamento degli investimenti per la cultura ai livelli europei (l'Italia è penultima in Ue), al riconoscimento della Musica e della Danza come beni fondamentali per la collettività per la loro funzione sociale e civile (come previsto dall'articolo 1 della legge 800 del 1967), a una maggiore fruibilità dell'offerta musicale per le fasce deboli della popolazione.
Al fondo della protesta - spiegano ancora -, la "deriva privatistica" della politica culturale del Bel Paese. I lavoratori del Teatro dell'Opera di Roma e delegazioni dal Teatro Regio di Torino, dal Carlo Felice di Genova, dall'Arena di Verona, dalla Fenice di Venezia, dal Verdi di Trieste, dal Comunale di Bologna, dal Maggio fiorentino musicale, dal San Carlo di Napoli, dal Lirico di Cagliari, dal Petruzzelli di Bari, dal Massimo di Palermo.
IL COMMENTO
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