
Dalle indagini svolte dalla procura della Corte dei Corti sono emerse numerose spese private, come abbonamenti al treno o spese telefoniche fatte passare come spese per il gruppo consiliare o ancora richieste di rimborso non intestate ai consiglieri regionali ma riportanti l'indicazione dei domicili privati, o ancora spese non supportate da idonea documentazione per taxi, viaggi o convegni. Per la procura, per molte spese "è rimasta indimostrata l'inerenza rispetto al mandato consiliare".
Sotto la lente della magistratura sono finite le spese per i taxi, rimborsate anche se le pezze giustificative non riportavano il nominativo del fruitore, o cene per venti persone oltre a aperitivi, spese di pasticceria e cesti natalizi e pasquali. Il procuratore regionale Claudio Mori sottolinea come "non possano ritenersi rimborsabili con denaro pubblico le spese per ristorazione o altri consumi del membro del gruppo consiliare sostenute in ristoranti di pregio, trattorie, pasticcerie, spese tutte sganciate dalla prova documentale". Per i quattro ex consiglieri regionali, la procura contabile chiede un risarcimento danno complessivo di oltre 76 mila euro.
Intanto Edoardo Rixi, assessore regionale allo Sviluppo economico e vice di Matteo Salvini, e Francesco Bruzzone, presidente del consiglio regionale, hanno reso spontanee dichiarazioni nel corso del processo che li vede imputati insieme ad altri 21 tra ex e attuali consiglieri regionali per le spese pazze del periodo compreso tra il 2010 e il 2012. Alcuni scontrini di pochi euro "sono stati depositati da dipendenti e collaboratori del Carroccio - hanno spiegato - che non essendo titolari di ticket chiedevano un rimborso spese per pasti consumati fuori sede".
IL COMMENTO
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