
L'intesa è stata raggiunta tra Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano, Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, San Martino - Istituto nazionale per la ricerca sul cancro (Ist) di Genova, Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la cura dei Tumori (Irst) di Meldola (Fc), Istituto Nazionale Tumori (Int) di Milano, Istituto Oncologico Veneto (Iov) di Padova, con il supporto del Consorzio Interuniversitario Cineca per gli aspetti informatici e gestionali.
"Le donne portatrici di alcuni tipi di varianti ereditarie dei geni Brca1 e Brca2 corrono un alto rischio di sviluppare tumori di mammella e ovaio - spiega in una nota il San Martino - Poter riconoscere tale situazione di predisposizione genetica consente alle donne di prendere in considerazione, fin dalla giovane età, varie opzioni di riduzione del rischio per questi tumori. Si tratta di un rischio attorno al 60%, ovvero 5-10 volte superiore al rischio della popolazione generale. L'intenzione è quella di riuscire a realizzare un sistema virtuoso in cui i singoli operatori trovino un riferimento per dare risposte corrette alle donne che si sottopongono al test Brca".
IL COMMENTO
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