
Si alza dunque la tensione visto che l’accordo sindacale è vincolante per la vendita e deve arrivare entro il 30 settembre. Se i sindacati non firmassero salterebbe la cessione ad Am Investco, la cordata che si è aggiudicata le acciaierie oggi in amministrazione straordinaria.
“Il piano di ArcelorMittal non ci convince – ribadisce Landini – perché vediamo tempi troppo lunghi sul piano ambientale e un prezzo da pagare non giustificabile sul piano occupazionale. Ma soprattutto il problema sono gli investimenti. La difesa dei posti di lavoro nasce da quanto acciaio si produce e di che qualità”.
Nel piano presentato dai compratori indiani si parla di 2,4 milioni spendibili per rilanciare gli impianti, una cifra che i sindacati non ritengono sufficiente. “Se questo è il quadro devono sapere che stanno scegliendo loro di far saltare l’accordo – attacca Landini – il Governo non può essere spettatore e non può scaricare la responsabilità su sindacati e lavoratori. Non vorremmo trovarci in una situazione in cui qualcuno ci convince ad accettare cose che non vanno bene”.
Intanto a Genova si resta in attesa di una data per incontrare il premier Gentiloni. Sindacati ed enti locali riuniti in Prefettura hanno sottoscritto un documento per chiedere un vertice a parte rispetto a quello nazionale. Perché la carta da giocare sotto la Lanterna è l’accordo di programma del 2005, firmato anche dal Governo, che impedisce di toccare i livelli occupazionali.
“Anche per Genova il punto è quanti investimenti si fanno – aggiunge Landini – e bisogna capire se si investirà o no sulla banda stagnata. Questi numeri vengono fuori perché si chiudono altoforni e si diminuisce la produzione. Se l’Italia vuole rimanere un Paese industriale, Ilva può essere una reale opportunità per voltare pagina in un settore strategico”.
IL COMMENTO
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