
“Il governo è costretto a pensare come risponderci. Rispondere che l’accordo di programma non è più valido sarebbe un grande problema”, avverte il segretario genovese della Fiom, Bruno Manganaro. Per ora i sindacati sono sulla difensiva, ma il tono è già minaccioso. Anche perché l’8 luglio a Cornigliano ci sarà il ministro dello sviluppo economico Calenda. “La sensazione – dice Manganaro – è che risponderà di sì con qualche se, forse e ma. Chiaro che sarebbe inopportuna una risposta negativa perché sarebbe un modo un po’ pericoloso per andare a incontrare il ministro”.
Il piano di ArcelorMittal-Marcegaglia, che nelle scorse ore ha firmato il contratto per l’acquisizione delle strutture Ilva, prevede oltre 4mila esuberi a livello nazionale di cui una parte non ancora quantificata su Genova, che al momento impiega 1.500 lavoratori. Cornigliano sarebbe però vincolata all’accordo di programma del 2005, di cui il Governo è primo firmatario, che non consente ritocchi ai livelli occupazionali.
Al momento la Fiom non accetta mediazioni. “Vogliamo il rispetto dei patti. Ricollocare i lavoratori in una ‘bad company’ non è accettabile. Ognuno deve avere un posto di lavoro all’interno dell’azienda”. E se fosse proposta una ricollocazione fuori dall’Ilva? “Basta che i livelli siano garantiti. Lancio una provocazione: se il Comune e la Regione intendono assumere queste persone, sarebbe difficile essere contrari. Ma non credo sia un’ipotesi percorribile”.
A fare i conti con la vertenza Ilva sarà anche il sindaco Bucci, fresco di insediamento, già alle prese con alcune delle partite più roventi della città. E il metalmeccanico Manganaro gli offre la sponda, con un monito: “Conosce il mondo dell’industria, potrà darci una mano. L’importante però è che faccia il sindaco, e non il manager. I manager pensano solo a ridurre i costi, lui dovrà occuparsi anche delle garanzie sociali”.
IL COMMENTO
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