
“È saltata tutta la programmazione – spiega Gerolamo Calleri, presidente di Coldiretti Liguria – così abbiamo pomodori, melanzane, peperoni e fagiolini concentrati in un solo momento”. I prezzi bassi sono un chiaro indice del fenomeno. Un’abbondanza straordinaria che non promette nulla di buono. “Presto potremmo trovarci a fronteggiare la mancanza di questi prodotti sui banchi, oltre al rischio di perdere le colture autunnali e invernali, come i cavoli e tutti gli ortaggi a foglia verde”, aggiunge Luca De Michelis, numero uno di Confagricoltura Liguria.
Sarà una vendemmia magra e con “alterazione della qualità”, fanno sapere i vertici delle associazioni. Si stima un calo intorno al 30%. E anche se il tasso zuccherino sarà più alto del solito, questo non significa che il vino sarà migliore. Per giunta preoccupano le forti piogge previste in arrivo a settembre. Il rischio di un disastro in termini di produzione è molto alto. Non andrà meglio agli olivicoltori. “Il danno è evidente con la cascola. Sotto i 200 metri sul mare – scrive Confagricoltura – è comparsa in più zone anche la mosca dell’olivo”. Inoltre, riferisce Calleri, in ginocchio ci sono i produttori di basilico di Andora, una zona ricca di serre dove l’approvvigionamento idrico è da sempre critico.
“Ci stiamo attivando perché la Regione chieda lo stato di calamità naturale”, annuncia De Michelis. E Calleri conferma: “Se va avanti così non ci resterà altro che quello. In alcuni casi la pioggia provoca anche danni, gli acquazzoni non servono a nulla, è acqua che passa molto velocemente senza poter penetrare nel terreno”.
E se ormai è tardi per le danze della pioggia, il dito è puntato contro la cronica carenza di impianti, che unita agli enormi sprechi quotidiani sulla rete diventa letale. Le ultime stime parlano di 9 miliardi di litri d’acqua persi ogni giorno, l’equivalente di tre docce a testa. “La siccità si combatte anche con minori sprechi. In agricoltura riusciamo ad utilizzare solo il 10 % dell’acqua piovana. Il resto si perde per la cronica mancanza di bacini e vasche di raccolta e per tubature obsolete”.
“Bisogna tornare a fare stoccaggio, come ci hanno insegnato i nostri vecchi – spiega ai nostri microfoni Paolo Calcagno, un imprenditore agricolo di Celle Ligure anche lui alle prese con la siccità che mette a rischio mesi di lavoro negli orti – abbiamo dimenticato tutto perché pensavamo che acquedotti e consorzi risolvessero ogni problema. Invece bisogna tornare all’antico. Un box in meno e una cisterna in più per raccogliere l’acqua, questa è la ricetta”
IL COMMENTO
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