
A conti fatti, in bilico per la Liguria ci sono 3.400 posti di lavoro. Piaggio Aerospace ne impiega 1.200, di cui 300 a Genova e 900 a Villanova d'Albenga. Poi ci sono i 600 dell'Ilva, quelli che ArcelorMittal aveva dichiarato in esubero nella prima lettera presentata a Governo e sindacati. Ora quella trattativa è ripartita da capo, ma il livello degli investimenti ribadito dai futuri padroni conferma tutti i timori iniziali. Sull'orlo del baratro anche i 55 dipendenti della Rinascente, che all'improvviso ha annunciato di voler chiudere la filiale genovese per "scarsi introiti" e "alti costi". Ericsson è passata da 1.200 a 550 dipendenti in meno di dieci anni. Le ultime due procedure hanno portato 65 licenziamenti. Un trend che mette in serio pericolo i superstiti. Senza dimenticare Carige e il piano di risanamento firmato Fiorentino, che prevede quasi mille esuberi.
Sull'aeronautica incombe dunque la decisione del Governo. E cioè della ministra genovese Pinotti, titolare della difesa. Se la commessa andrà in porto, Mubadala potrebbe metterci una pezza, anche per non sfigurare sul piano internazionale In caso contrario, il fondo degli Emirati non procederà alla ricapitalizzazione. Si era parlato pure di un intervento cinese per 100 milioni di euro, anche questo sfumato.
Per evitare l'ecatombe si stanno muovendo le istituzioni locali. Regione e Comune sono riusciti a mediare tra sindacati (in particolare la Fiom) e il Governo per ottenere la promessa di un tavolo sulla fabbrica di Cornigliano, tutelata da un accordo di programma del 2005 che esclude la possibilità di licenziare. Per Ericsson la discussione riprenderà lunedì con un tavolo tra sindacati, Toti, Bucci e Confindustria. L'obiettivo è ricollocare i fuoriusciti, e l'assessore Vinacci si è già mosso per trovare spazi nelle partecipate di Tursi. Sul caso Rinascente il governatore ligure ha promesso che incontrerà presto i vertici dell'azienda e ha parlato di decisione "inspiegabile".
IL COMMENTO
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