
"È il termometro di come sia cambiato il concetto di povertà - spiega Sergio Casali, membro della Comunità genovese - la composizione di chi si siede al tavolo è cambiata in modo molto graduale. Ma oggi vediamo sempre più persone che non sono povere secondo l'Isee, ma si sentono sole. Il Natale è la festa della famiglia, e chi non ce l'ha vive un momento drammatico".
La distinzione tra chi è povero e chi non lo è sfuma rispetto al passato. Chi è privo di risorse finanziarie mangia al fianco di chi è rimasto senza relazioni sociali. E poi, accade spesso che le categorie si mischino. Come nel caso dei migranti. "Forse pochi lo sanno - continua Casali - ma alcuni richiedenti asilo hanno contattato i nostri universitari e oggi, in silenzio e senza percepire nessun rimborso, vanno a fare compagnia agli italiani nelle case di riposo. Le loro famiglie li hanno abbandonati, così gli unici che vengono a trovarli sono stranieri del Gambia e della Costa d'Avorio".
Il 'miracolo' di Sant'Egidio si ripete ogni anno attraverso decine di appuntamenti. Il pranzo più numeroso sarà quello della Nunziata, ma l'esercito dei volontari sarà impegnato anche nei penitenziari di Marassi e Pontedecimo, nelle periferie di Pra' e Bolzaneto e pure al Porto Antico nei Magazzini del Cotone.
L'allarme clochard, legato anche all'emergenza freddo, è aggravato dall'età: "Queste persone sono invecchiate - spiega Casali - e la loro aspettativa di vita, per il solo fatto di vivere per strada, è di 55 anni, trenta in meno rispetto agli altri. Bisogna che tutti smuovano l'intelligenza e la fantasia. Non sono i poveri che dobbiamo combattere, ma la povertà".
IL COMMENTO
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