
Lo stop alla produzione a Taranto avrebbe dirette conseguenze sullo stabilimento di Cornigliano, che trasforma l'acciaio lavorato a caldo in Puglia.
Inoltre, referisce Calenda, se il Comune e la Regione Puglia non ritirano il ricorso al Tar sull'Ilva "il tavolo è concluso". Specifica il ministro: "Continueremo ad andare avanti con l'investitore, ma se la condizione è costruire un'addenda contrattuale con garanzia dello Stato, non posso fare assumere a stato responsabilità di 2,2 miliardi di euro per pagare il conto del ricorso", ha aggiunto Calenda.
"Abbiamo chiarito, una volta per tutte - ha continuato Calenda - che l'accettazione della misura cautelare presentata da Comune e Regione determina la chiusura dell'impianto Ilva perché scadono i termini Aia, su questo il ministero dell'Ambiente è stato tassativo". Un punto più sostanziale, secondo Calenda, è che "anche con il ritiro della misura cautelare, la presenza di un giudizio di merito dei giudici che può arrivare anche dopo 2-3 anni, determina la sospensione degli investimenti dell'investitore che perderebbe tutti i soldi che ha investito", se il ricorso venisse accolto.
"Ergo - spiega il ministro, - l'investitore dice: io rimango se non si ritira ricorso, ma lo Stato mi deve garantire che se il Dpcm viene invalidato da ricorso, lo Stato mi ridà uno per uno tutti i soldi spesi". Per Calenda "non si può accettare che la valutazione del danno sanitario venga fatta sulla base di una legge regionale quando la corte costituzionale ha detto che va fatta su una legge nazionale" e nemmeno "che si dica, come è stato fatto da Emiliano, 'intanto ritiro la misura cautelare, ma ricorso al Tar lo lascio in piedi', perché questo comporta un costo per stato di 2,2 miliardi di euro".
IL COMMENTO
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