
“Siamo la prima breast unit in Italia ad avere la possibilità di utilizzare il Mozart 3D – spiega il prof. Daniele Friedman direttore della chirurgia senologica del Policlinico San Martino - la tomosintesi in 3D conferisce maggiore precisione nella valutazione dei margini nella asportazione di un tumore mammario. La maggior precisione del Mozart determina una diminuzione di re-interventi e recidive che si traduce in un minor stress per le pazienti, riduzione dei tempi della lista di attesa e quindi minor spesa sanitaria per il sistema sanitario nazionale”.
Questo tipo di macchinario all’avanguardia dall’inizio dell’anno è già stato utilizzato in oltre 80 casi di tumore mammario.
La diagnostica precoce ha determinato una maggiore incidenza di lesioni mammarie non palpabili con problematiche relative all'individuazione ed al reperimento intra operatorio delle stesse. Una discreta quota di queste lesioni (microcalcificazioni , distorsioni parenchimali,etc. ) necessita di un controllo mammografico intraoperatorio per confermare la loro completa asportazione. Attualmente il limite della strumentazione abitualmente utilizzata in tutte le “Breast Unit” italiane è la sola produzione di un' immagine in 2 dimensioni (2D), nella quale la terza dimensione, lo spessore della mammella, è proiettata in un singolo piano. Tutto ciò determina talvolta la possibilità di creare artefatti (immagini di sommazione) e difficoltà nella valutazione dei margini della asportazione del tumore. Tanto che una forbice percentuale che va dal 20% al 40 % dei pazienti sottoposti all'esame in 2D risulta avere i margini coinvolti all'esame istologico definitivo con la conseguente necessità per il paziente di un re-intervento. La tomosintesi (la visualizzazione a strati della lesione tumorale) ci permette, invece, di avere immagini stratificate tridimensionali (3D).
Il carcinoma della mammella rappresenta per le donne, in Italia come in tutti i paesi industrializzati, la prima causa di morte per patologia neoplastica.
Risale ormai al 2014 l’emanazione da parte del Ministero della Salute delle linee di indirizzo che sancivano la necessità che le donne con tumore della mammella venissero trattate all’interno di centri specialistici, le cosiddette “Breast Unit”. La costituzione di queste Unità specializzate nel management del tumore mammario, fortemente voluta anche dalle associazioni di pazienti, non è stata realizzata in maniera uniforme sul territorio nazionale. La Liguria si è distinta come una delle prime regioni in cui si è ottenuta l’istituzione formale di tali centri. La “Breast unit” dell’Ospedale Policlinico San Martino, coordinata dalla Professoressa Lucia Del Mastro, con oltre 800 nuovi casi di tumore mammario trattati ogni anno (oltre la metà di tutti i nuovi casi che vengono diagnosticati nella nostra regione) si colloca tra i primi 10 istituti a livello nazionale.
IL COMMENTO
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