L'approccio a una delle più violente crisi industriali degli ultimi anni, è dunque quello che il ministro aveva preannunciato. Lo stabilimento di Genova non è protagonista della discussione, ma le sue sorti sono direttamente connesse a quello pugliese, che fornisce a Cornigliano i 'rotoli' d'acciaio da lavorare a freddo.
"Nei prossimi giorni - aveva detto infatti dopo aver visto i commissari - procederò con altri incontri con i sindacati, il sindaco di Taranto, il prefetto, le associazioni che rivendicano il diritto alla salute, incontrerò il Codacons e tutte quelle parti che fanno parte di questa vertenza". Obiettivo: "che i cittadini di Taranto possano avere il diritto di respirare aria pulita". La necessita' è quella di arrivare presto a un accordo per il passaggio del gruppo Ilva ad ArcelorMittal, vincitore della gara per l'acquisizione della società finita in amministrazione straordinaria.
I tempi sono stretti, l'ingresso di AmInvestCo (la newco controllata da ArcelorMittal) in Ilva è previsto entro il 30 giugno. Resta però da chiudere l'accordo fra azienda e sindacati. Una vertenza durissima che non vede ancora una soluzione, nonostante gli sforzi profusi dall'ex ministro Carlo Calenda e dal suo vice Teresa Bellanova fino alle ultime ore di attività del vecchio governo.
Il nodo da sciogliere, che ha tenuto le parti impegnate per mesi, è però tutt'altro che semplice. In ballo c'è il destino di 13.800 dipendenti che salgono a 20.000 se si tiene conto dell'indotto. AmInvestCo prevede di assorbire 10.000 lavoratori, mentre i restanti 3.800 resterebbero 'a stipendio' dell'amministrazione atraordinaria. A Genova, col piano di ArcelorMittal, rischierebbero il posto in 600. Un'ipotesi rigettata dai sindacati che difendono a spada tratta l'accordo di programma del 2005, documento che garantisce la salvaguardia dell'occupazione in cambio delle aree.
La vertenza Ilva è dunque, sul piano delle crisi industriali, il primo vero banco di prova dell'asse Lega-M5s. Di Maio è chiamato a tradurre in concreto il dettato del contratto di governo che parla di "riconversione economica" dell'Ilva "basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti (...), sullo sviluppo della Green Economy e dell'energie rinnovabili, e sull'economia circolare".
Una frase che potrebbe portare a diverse opzioni: dalla chiusura tout court, magari in tempi lunghi (10-20 anni) che sembra scongiurata anche dallo stesso ministro ("l'Ilva deve continuare a esistere e a dare posti di lavoro anche piu' di adesso", aveva detto in campagna elettorale); a una riconversione che prediliga l'uso del gas al posto del carbone (come vorrebbe il governatore della Puglia Michele Emiliano). A un piano ambientale ancora più severo di quello proposto da ArcelorMittal.
IL COMMENTO
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