cronaca

Il dirigente del Mit ha chiarito la sua posizione al pm Terrile
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E' stato il primo dei sei indagati convocati finora nella vicenda del crollo di Ponte Morandi a parlare. Bruno Santoro, dirigente del Mit questa mattina è arrivato al palazzo di Giustizia di Genova e, difeso dagli avvocati Giorgio Beni, Maurizio Mascia e Gennaro Velle, ha risposto alle domande della procura per oltre due ore.

"Sono molto provato da tutta questa vicenda anche perché io con il progetto di retrofitting (i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10, ndr) non c'entro nulla - ha raccontato Santoro dopo l'interrogatorio con il pm Massimo Terrile - Sono arrivato alla Divisione 1 il 23 marzo 2018, quando ormai l'iter di approvazione era già concluso".

"Il progetto non è mai passato dalla Divisione 1 - ha continuato Santoro -.L'ho visto solamente quando sono stato nominato in commissione speciale". Il dirigente ha chiarito le sue competenze, il ruolo della Divisione e l'iter del progetto.

I legali hanno puntualizzato, dopo l'interrogatorio, che le dimissioni dalla commissione sono arrivate il giorno dopo l'iscrizione nel registro degli indagati e che l'ingegnere non ha preso consulenze da Autostrade. "Si è trattato di collaudi - hanno spiegato - che riguardavano opere di altre parti d'Italia e autorizzati da leggi e superiori".