
Nonostante "le ferite, visibili e grandi, non vogliamo che in noi vinca il demone del sospetto e della paura, che oggi invade troppi cuori e nazioni" ma, piuttosto, "vogliamo che la prova faccia crescere la speranza e la fiducia, la convinzione che contare gli uni sugli altri ci permette di camminare insieme, ci dà la possibilità di attraversare - come su un ponte sicuro - le incertezze e i vuoti dell'esistenza". "Nei giorni della catastrofe - ha scritto - Genova ha dato prova di sé, che a volte appare distacco" ma "Genova, al di là di certe leggende, è una città di cuore: solo, vuole sapere dove vanno a finire risorse ed energie".
Il porporato ha esortato a pensare "alle vittime e ai loro familiari, agli sfollati, ai feriti, alle imprese e agli esercizi della zona" e "ai disagi di quanti - specialmente lavoratori - ogni giorno devono spostarsi da una parte all'altra della Città; alle ricadute sulle attività genovesi e oltre". E, "se il dolore ci ha ricordato l'inesorabile fragilità della condizione terrena, ci ha anche fatto riscoprire quanto i legami umani siano necessari: sono il tessuto non solo della famiglia, dell'amicizia, del lavoro, ma anche di una società che si dichiara civile". La lettera verrà consegnata dai sacerdoti in occasione della benedizione delle famiglie.
IL COMMENTO
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