
Aspetto, però, senza ansia, ma con curiosità. Quella di capire se per caso si riproporranno al pubblico tramortito di chi ha votato a sinistra a Genova e in Liguria lo scorso 4 marzo, i soliti volti del passato o se l’intelligenza e la concretezza che qualcuno nel Pd sicuramente ancora possiede, farà sì che sia superata l’ambizione, spesso autolesionista, di riprovarci, nella illusione che nessuno più ricordi il recente passato, una campagna elettorale incredibile nella sua folle inutilità, un distacco dai problemi della popolazione che , invece, sono stati acutamente intercettati dai gialloverdi, anzi, soprattutto dai verdi della Lega locale.
Temi come l’insicurezza portata in alcune aree delle periferie da una migrazione incontrollata, temi come il lavoro dei giovani, la precarietà, il massacro di una tassazione da record, l’oppressione di una burocrazia che per sistemare un dehor davanti a un ristorante richiede alcune decine di permessi e garantisce soltanto la perdita di mesi e mesi di lavoro.
Il mio timore è che anche la sinistra (centrosinistra) locale abbia fatto poco fino a oggi, limitandosi a rimbeccare qua e là l’attivismo del sindaco Bucci e il fiuto politico (oggi un po’ appannato, ma è la contingenza….) del governatore Toti. Mancando di ragionare senza lacci ideologico-correntizi su un unico vero tema: che Genova vogliamo? Intendo, che Genova vogliono i Pd e la sinistra moderata, distratta da anni di potere, di ammiccamenti con l’establishment, di passione eccessiva per gli interessi di alcune lobbies e abbandono totale di esigenze di sopravvivenza di migliaia di cittadini.
Riproponendoci le solite facce (tutti rispettabilissimi ça va sans dire!) riprecipiteremo nel 2017, anno dell’indifferenza della sinistra moderata, con la difficoltà di abbandonare quegli atteggiamenti che hanno determinato il crollo di un partito che a Genova aveva in mano tutto e che è riuscito a sperperare questa ricchezza in modo non inspiegabile (a posteriori) ma impensabile.
IL COMMENTO
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