
Il caso più eclatante è certamente quello de La Rinascente che a Genova oggi non esiste più. Le porte si sono chiuse definitivamente il 4 novembre scorso. Oggi non c’è più nemmeno la targa. A farne le spese ovviamente loro: i dipendenti. In ben 59 sono finiti a casa, per 14 di loro è stata possibile la ricollocazione nelle altri sedi di Monza, Milano Torino e persino Cagliari. Per tutti gli altri ora invece c'è solo la disoccupazione. Ma quella de La Rinascente è solo la punta dell'iceberg di una crisi profonda che coinvolge anche altre realtà di prestigio e nome. Come Mercatone Uno con 36 dipendenti a casa, Trony altri 20, e poi c'è Sephora che ha chiuso un punto vendita lasciando senza lavoro 9 famiglie, ma l’elenco è lungo e a questi si aggiunge ancora Celio, 7 dipendenti a casa e una saracinesca in città chiusa definitivamente. Ma lista è ancora molto lunga.
"Ci sono infatti tutta una serie di piccoli negozi tra cui anche botteghe storiche che hanno chiuso nell’anno appena passato che non fanno così rumore come le grandi ma sono pur sempre posti di lavoro che vengono persi" spiega Silvia Avanzino, segretario Fisascat Cisl Genova. I numeri parlano chiaro, nel solo 2018 la grande distribuzione a Genova ha lasciato per strada 131 persone, mentre la piccola 138.
A tutto questo poi va aggiunto il crac della Qui Gruop e delle aziende collegate. E qui a sparire come nulla è stato il posto di lavoro di altre 200 persone, con altrettante famiglie che oggi vedono uno stipendio in meno entrare a casa. Una vera e propria mattanza occupazionale. Le cause di questa situazione sono molteplici e di vcario genere. "Alcune hanno chiuso per mancanza di reddittività, altre perché non in grado di sostenere il costo degli affitti dei locali, altre ancora a causa di scelte manageriali scellerate e contro produttive", spiega ancora la rappresentante sindacale Cisl del terzo settore. Chiamati a trovare una soluzione capace di mettere un freno a questa incessante emorragia di posti di lavoro sono gli amministratori, nazionali e locali: Governo, Regione e Comune.
"Servono industrie e infrastrutture, senza di loro non può esserci il settore terziario – precisa ancora Avanzino -. Bisogna essere capaci di attirare investitori nuovi per poter dare una speranza a questa città. Altrimenti i nostri giovani continueranno ad andare via da Genova. Bisogna ripensare il sistema del fisco, serve fare in modo che ci sia la ridistribuzione del potere economico in modo da aumentare la capacità delle famiglie di spendere e investire" conclude la segretaria di Fiscascat Cisl Genova.
IL COMMENTO
La scienza dei sondaggi: ecco come lavoriamo per raccontare la realtà insieme a Primocanale
La Costituzione, Salis in Lottomatica e la politica di cui non puoi fidarti