Giovanni Berneschi, l'ex presidente padre-padrone di Banca Carige, non è stato assolto! La Cassazione ha solo deciso, solo si fa per dire, che il processo a suo carico (e di altri coimputati) andava celebrato a Milano e non a Genova. Perché il reato più grave è stato commesso nel capoluogo lombardo, non in quello ligure. Una questione di forma che diventa sostanza. E che ora fa incombere la minaccia della prescrizione sull'intera vicenda giudiziaria.
La notizia è grossa, ma è bene che sia anche molto chiara. E, dunque, ripeto: Berneschi non è stato assolto, andrà riprocessato ripartendo dall'inizio. Vedremo. Intanto, però, una domanda si pone: è mai possibile che in questo sfortunato Paese si debbano celebrare due gradi di giudizio, con condanna degli imputati, prima che qualcuno si accorga che, eventualmente, è stato commesso un errore? Si obietterà: il tribunale di Genova, in realtà, si era pronunciato sulla questione della competenza territoriale e lo aveva fatto sentenziando a favore di se stesso. Poi la Cassazione ha ribaltato tutto. Ora: non sarebbe meglio che a pronunciarsi fosse direttamente, fin dall'inizio, un soggetto terzo o la medesima Cassazione? Aspettare di arrivare al punto in cui è arrivata questa vicenda produce esattamente il rischio che si è materializzato: dopo tante indagini, udienze e due sentenze, all'improvviso arriva qualcuno o che ti dice "finora abbiamo scherzato". Oh, ma si può?!
La questione, nei giorni in cui si discute di riforma della giustizia, sia almeno un'occasione per guardare ancor più da vicino le norme su cui il legislatore dovrà intervenire. Ma esaurito questo aspetto, certo non secondario, il caso Berneschi-Carige si impone anche per aspetti di ordine, diciamo così, politico. Subito dopo la sentenza, l'ex presidente della banca ligure ha parlato. E anche straparlato. In una intervista al Secolo XIX, ad esempio, rivendica come un merito aver finanziato l'imprenditore portuale Aldo Spinelli. Un merito? Uscito di scena Berneschi e con Carige già in mezzo al guardo dei problemi, un altissimo esponente della banca ebbe a dirmi: "Magari i nostri debitori fossero tutti come Spinelli, un pagatore esemplare!". E tanto più, aggiunse l'interlocutore che tengo riservato per ovvie ragioni, che "i suoi progetti camminano con le loro gambe". Viene un dubbio allora: è Berneschi ad avere il merito di aver dato i soldi a Spinelli, oppure sarebbe da ringraziare Spinelli per averli chiesti a Carige (e non ad altre banche che certamente glieli avrebbero dati)?
La cosa strana, semmai, è che in tutte le sue dichiarazioni Berneschi abbia accuratamente evitato di parlare del denaro dato con troppa disinvoltura a chi aveva come titolo solo quello di essere "amico degli amici", si trattasse di imprenditori o di politici. La montagna di crediti deteriorati che Carige sta ancora provando a cedere non li hanno prodotti le gestioni successive a quella di Berneschi, risalgono, almeno in grandissima prevalenza, alla sua epoca. Il danno che gli azionisti hanno subito e almeno le ansie dei correntisti proprio non c'entrano con quanto accadeva negli anni a guida Berneschi? Certo, lui può dire di aver lasciato la banca con numeri che ancora non erano quelli drammatici degli ultimi tempi, ma francamente è improponibile sostenere che siano frutto solo di quanto avvenuto dopo l'uscita di scena dell'ex presidente.
Se Milano confermerà le condanne di primo e secondo grado, oppure se verrà ribaltata anche la sentenza di merito, sarà la magistratura a dirlo. Oggi ci sono, comunque, due punti fermi. Il primo: con la sentenza della Cassazione, Berneschi non è stato assolto. Il secondo: se anche il tribunale meneghino ci dicesse che l'ex banchiere ligure non ha commesso reati, nessuno potrebbe chiamarlo fuori dal disastro di Carige.
economia
La Cassazione, la giustizia in tilt e le responsabilità di Berneschi
Il processo 'emigra' a Milano
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