
"L’Italia non chiede l’elemosina a causa di sue inadempienze", dice Bagnasco "ma fa legittimo appello a una realtà che, insieme a pochi altri, ha fondato e sostiene concretamente. Certe reazioni suonano sbagliate e suicide. Mi chiedo se veramente tutti vogliamo bene all’Europa: sembra sia in atto una variazione virale del 'prima noi' in 'solo noi'".
Secondo il cardinale "nell'attuale situazione, la prima misura è mettere in campo ingenti risorse finanziarie, anche in forme inedite e senza condizioni capestri. Lesinare ora sarebbe miope e condannerebbe milioni di persone alla disoccupazione, e altrettante famiglie sul lastrico: i postumi della grande crisi scarnificano ancora i più deboli. Non si può perdere tempo in discussioni: l'obiettivo è la ripartenza e nessuno deve restare indietro. È in ballo il futuro economico del Continente in un mondo spaventato e incerto".
L’arcivescovo di Genova fa una riflessione anche sulla Chiesa italiana: "Non so se, superata la crisi sanitaria, si riprenderà tutto come prima nella società e nella Chiesa. Se sarà solo un ritorno e non una rinascita, non avremo imparato nulla da una lezione durissima: e sarà disonorante. Mi auguro che nasca una normalità diversa, più essenziale e più contenta. Una ritrovata sobrietà, con meno cose e più valori, con meno individualismo e maggiore comunione, con diminuita frenesia connettiva e più gioia di rapporti; meno chiacchiere e più pensiero, nessuna smania di apparire e più gioia di essere... tutti respiriamo l'aria del tempo, e il virus della mondanità assedia anche la fede. La dura scuola di oggi richiama noi Pastori all'essenziale della nostra vocazione, al primato dell'Eucaristia e della preghiera di intercessione per il popolo, al senso del Mistero che ci supera e ci abbraccia".
IL COMMENTO
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