
"Vista la delicatezza e l'importanza delle valutazioni sono necessarie analisi approfondite su decine di indicatori e interlocuzioni continue con i ricercatori che alimentano i sistemi di sorveglianza. Gli epidemiologici ben conoscono la difficoltà di analizzare solo pochi dati aggregati e di trarre conclusioni come effettuato da Gimbe", aggiunge una nota della Regione.
Poi, si passa alla contestazione dei dati. "Per quanto riguarda i tamponi eseguiti nelle diverse regioni i dati riportati dalla fondazione sorprendono: il numero medio di tamponi eseguiti giornalmente sulla popolazione dall'1 al 24 maggio è superiore del 20% rispetto alla media italiana. Per quanto riguarda il rapporto tra numero di tamponi eseguiti e incidenza, la media di tamponi eseguiti è costante mentre il numero di nuovi casi, ovvero l'incidenza, è in continua diminuzione". Inoltre, aggiunge la Regione, "confrontando la settimana dal 4 al 10 maggio con quella dal 18 al 24, l'incidenza di casi è diminuita del 41%. La comparazione tra realtà diverse per popolazione e per quadro clinico iniziale, come le regioni italiane, non può prescindere dalla valutazione dei trend, come avviene, infatti, nei report del ministero e dell'Istituto superiore della Sanità, che non si rileva dai commenti della Fondazione Gimbe".
Il presidente Toti, su Facebook, rincara la dose: "I fatti sono questi e hanno il bollino dell'Istituto superiore della sanità ma siete liberi di credere a quelli che trovano molto più spazio sui media al motto di 'good news, no news'. Siete liberi di credere a chi pronosticava un picco di virus a inizio estate, a chi prevedeva ospedali già pieni, andando contro le riaperture volute dalle Regioni, a chi tenta di fare politica o di avere visibilità cavalcando le paure della gente". Chi mette in discussione i dati ufficiali, conclude il governatore, "mette in discussione il lavoro di migliaia di donne e uomini di scienza che da mesi lavorano per sconfiggere il virus. Chi lo fa per paura ha la mia comprensione e spero si possa fidare delle istituzioni, leggendo questi numeri. Chi lo fa per politica o visibilità dovrebbe riflettere sul fatto che sta giocando sul futuro di un intero Paese. Secondo l'Istat, sono già stati persi 385mila posti di lavoro a causa del lockdown. Abbiamo il dovere di ripartire. Ripartiamo in sicurezza, ripartiamo insieme".
L'ANALISI CONTESTATA - Secondo un'analisi della Fondazione Gimbe Lombardia, Piemonte e Liguria, non sarebbero pronte, dal punto di vista epidemiologico, alla riapertura tra Regioni di cui si discute per il 3 giugno. La Fondazione Gimbe, per arrivare alle sue conclusioni, ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti. Lombardia, Piemonte, Liguria, Puglia ed Emilia-Romagna risultano superiori alla media nazionale per quanto riguarda la percentuale di tamponi diagnostici positivi, ma anche per l'incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti: rispetto alla media nazionale, la Lombardia ne ha 96, la Liguria 76 e il Piemonte 63.
IL COMMENTO
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