
La folla c’è stata, ma ordinatamente è riuscita a visitare i Palazzi che hanno esaltato Genova e i Genovesi nel XVI secolo. Non so se hanno trovato l’anima universale, ma sicuramente i segni di una antica Capitale, quelli sì, nei palazzi delle grandi famiglie della storia, davanti a opere che ci assegnano il titolo come i Rubens e i Van Dyck della Chiesa del Gesù e di Strada Nuova. La Genova aperta, cosmopolita, universale del dottor Dorn.
Ci ha fatto bene questa boccata di ossigeno culturale, mentre la pandemia con i suoi numeri crescenti, l’ansia, i dispacci politici, il dolore e l’incognita, ci costringe a dimenticare troppo la città.
Ci vorrebbero tanti Rolli days, continui, uno dopo l’altro. Con le mascherine sopra bocca e naso, ma distratti dalla Grande Bellezza, orgogliosi di una storia che non dobbiamo dimenticare soprattutto in questi momenti di tristezza infinita. Il fatto che il ritratto di Cristoforo Colombo sia scenografia dei selfie e che Ridolfo del Ghirlandaio batta il Papeete magari non servirà a rimettere al suo posto il Navigatore, disarcionato dai piedistalli di alcune città, ma ci rasserena. Il Covid non riuscirà a mettere la maschera all’arte.
Merito di chi ai Rolli e alla loro eccezionale portata culturale sta dedicando lavoro e impegno, dall’assessore Grosso ai professori Montanari e Musarra fino ai giovani divulgatori che raccontano con chiarezza sul web, palazzi e dipinti, famiglie e illustri ospiti . Merito di chi, nel 1998 i Rolli li ha scoperti e studiati: Ennio Poleggi, indimenticato autore dell’Atlante dei Palazzi di Genova, tanto colto quanto riservato. Un genovese perfetto.
IL COMMENTO
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