
Il merito del problema che ti porta a manifestare deve essere comunicato correttamente e con rispetto verso tutti coloro che ne sono coinvolti. La comunicazione ha bisogno di un minimo di cultura specifica mentre il rispetto è connaturato alla regola democratica, all’uso della verità e all’esclusione della demagogia. Il tutto deve essere supportato dal contrasto di qualsiasi forma di violenza, sia quella che potrebbe colpire i manifestanti sia quella rivolta ai destinatari dei messaggi lanciati dalla manifestazione. Tutto ciò pare ovvio, in verità guardando le manifestazioni di questi giorni non lo è.
Il disagio e la sofferenza di molte categorie e di tante persone in questi mesi sono divenute fortissime, non sono state previste in virtù dell’incapacità nel gestire gli effetti della pandemia da parte di alcuni livelli amministrativi e sono state accelerate e accresciute da comportamenti strumentali cresciuti nella prima fase volti a negare la pericolosità del morbo e la sua possibile ricomparsa aggressiva. Poi l’errore del Governo di separare gli inevitabili ed indispensabili provvedimenti restrittivi dall’attuazione del “ristoro” che ne attenua gli effetti negativi sulla economia e sulla vita delle persone ha fatto il resto, generando ulteriori paure e sofferenze.
Dunque è comprensibile che molti usino la “piazza” per segnalare i loro problemi e per chiedere rimedi. Chi fa questa scelta deve essere consapevole di usare una pratica democratica e deve caricarsi anche l’onere di difenderla. Come? In primo luogo dando visibilità con gli argomenti veritieri che possiede al merito dei temi che lo riguardano, poi difendendo i confini delle sue iniziative dalle intrusioni. L’integrità delle iniziative compete alle forze dell’ordine ma il controllo dei promotori non è meno importante.
Sono molteplici i tentativi violenti di chi vuole usare la “piazza” degli altri per mettere in crisi la rappresentanza politica e, più o meno consapevolmente, anche la democrazia. Infine c’è un ruolo fondamentale che compete al destinatario delle invocazioni provenienti dalle manifestazioni, in questo caso il Governo. Si chiama confronto preventivo. È una pratica elementare che però riconosce ruolo e legittimità a tutti i soggetti. Non si è voluto usare questo strumento e ne paghiamo le conseguenze.
IL COMMENTO
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