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"Se a distanza di 9 mesi non sappiamo guardare indietro e ammettere un errore, continueremo ad essere considerati tra i peggiori d'Europa. Come medico non mi piace, abbiamo una mortalità più alta di quella dell'India. E' evidente che ci sia un problema soprattutto di conteggio", aggiunge. Si discute dell'ipotesi di aprire all'arrivo dei medici stranieri. "Siete sicuri che i medici stranieri vogliano venire a lavorare in Italia dove li paghiamo un terzo di quanto li pagano in ogni altro Stato europeo? Il problema non è aprire, il problema è se vengono", prosegue Bassetti.
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"I medici italiani sono tra i migliori medici al mondo e chi può scappa all'estero. Li paghiamo meno e li facciamo lavorare di più. In Italia quando fai le cose giuste c'è comunque qualcuno che ti dice che è sbagliato. I medici se ne vanno dall'Italia e fanno bene. C'è un mercato in uscita e non in entrata. Apriamo ai medici stranieri e magari qui verranno quelli di basso livello, da paesi dove non c'è una formazione adeguata", ribadisce l'infettivologo genovese.
In vista del settimanale 'rimpasto' sul livello di rischio delle regioni l'infettivologo dell'ospedale Policlinico San Martino si è speso a favore di una riduzione dei 21 parametri presi in considerazione. "Il sistema non è fatto male, ma quando si guardano l'Rt, il riempimento degli ospedali, l'affollamento dei pronto soccorso e delle terapie intensive e infine il numero dei tamponi positivi, penso potrebbe essere abbastanza. Sono i 4 o 5 parametri più indicativi e significativi. Il sistema funziona ma andrebbe semplificato. Sarebbe inoltre importante conteggiare a livello ministeriale non solo i tamponi molecolari, ma anche tutti i test rapidi che si fanno. Con questo conto, la percentuale di positivi scenderebbe moltissimo probabilmente di 4-5 volte. Almeno in alcune regioni dove di fanno di routine. Ci vuole dinamicità nella gestione del Covid", conclude il direttore.
IL COMMENTO
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