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"Splendida accoglienza a Genova, la terza tappa dopo Pavia e Novi Ligure, in questa impresa un po' alla Bartali e Coppi- che veglino su di noi- tant'è vero che siamo stati al museo dei Campionissimi a Novi in cerca di fortuna, dato che ci vuole un po' di sportività per affrontarla", scherza Massimo Mennuni, che di professione fa lo scenografo e l'illuminotecnico. E tra una battuta e l'altra fa un po' di stretching, dopo aver affrontato il Passo dei Giovi.
"Stiamo raccogliendo tantissime testimonianze di tutto il comparto cultura, dai bibliotecari ai giovani delle Accademie e dei Conservatori, da Lella Costa alla lettera dell'assessore (della cultura a Milano ndr) Del Corno a Draghi: vogliamo che tutte queste voci arrivino sul palco del Festival: Sanremo è Sanremo e noi purtroppo non contiamo così tanto", ha detto Mennuni. "Come i campioni abbiamo deciso di passare da teatri, fiere, mostre perché la gente sta cambiando lavoro e cosa resterà ai nostri bambini se non avremo più contenuti da trasmettere loro?". E Amadeus fermato da Primocanale ha ammesso: "Tutto il comparto avrebbe dovuto riaprire come ristoranti e altre categorie, bisognerebbe trovare un compromesso tra gestione della pandemia e ritorno alla normalità, speriamo con il Festival di dare un segnale di ripartenza". Ma per il momento riparte solo il Festival, mentre per gli altri uno spiraglio ancora non c'è (VEDI QUI).
"La nostra richiesta è quella di essere ascoltati, abbiamo bisogno di sostegno economico per le piccole imprese e i lavoratori, i bonus per un anno intero sono arrivati al massimo per 400 euro al mese. Non è sostenibile. Chiediamo una programmazione del lavoro in sicurezza che non si interrompa, soprattutto
IL COMMENTO
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