Politica

1 minuto e 27 secondi di lettura

Prima uscita pubblica, dunque, lunedì a Genova, per Paolo Costa, il veneziano dal curriculum di ferro scelto da Marta Vincenzi come candidato alla presidenza del porto di Genova. C’è certamente attesa, (parlerà in un convegno sui corridoi europei), perché lui è l’unico a non frequentare quotidianamente i palazzi del potere genovesi e liguri, l’unico che non si è ancora espresso direttamente sul tema. L’unico ad aver solo sentito, da lontano, e non toccato con mano, la conflittualità delle banchine del capoluogo. Che potrebbe non piacere un uomo che ha esperienza europea, un uomo che non verrebbe mai a Genova per fare il burattino e accettare diktat. Riflettiamo: Paolo Costa non ha alcun interesse a fare una campagna elettorale per il porto. Ha cariche importanti, ad esempio come commissario dei trasporti europeo, e non in scadenza. Anche se la sfida dello scalo genovese lo intriga e lo arricchirrebbe professionalmente. Sta ragionando anche lui sull’opportunità di un dibattito pubblico sul porto spalla a spalla con gli altri due candidati. Sembra essere propenso a dire sì. Mario Margini, si è già detto disponibile. Come anche Luigi Merlo. Nonostante il niet del sindaco. Intanto il centro destra in regione è in rivolta contro il metodo scelto dal presidente Burlando per affrontare la questione “senza un coinvolgimento del consiglio e solo attraverso giornali e riunioni del partito democratico” sostiene Luigi Morgillo. “Le conflittualità che stanno emergendo preoccupano molto”. Morgillo va oltre e sostiene che secondo lui nessuno dei tre candidati ha le caratteristiche previste dalla legge che parla di "massima e comprovata qualificazione professionale nei settori dell'economia dei trasporti e portuale". (Elisabetta Biancalani)