Cronaca
"Vietato chiamare il figlio Venerdì". Il caso approda in Cassazione
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Finirà probabilmente in Cassazione la storia del bambino genovese che i genitori vogliono chiamare Venerdì, ma il cui nome è stato bocciato da due sentenze di primo e secondo grado reputandolo "ridicolo e vergognoso". La mamma è battagliera e già alla prima sentenza aveva annunciato che comunque le decisioni dei giudici non cambieranno la realtà:"mio figlio ormai lo chiamano già tutti Venerdì e continueremo a farlo perché ormai è quello il suo nome". La corte d'appello di Genova l'ha invece ribattezzato Gregorio, santo del giorno di nascita del bambino. La storia comincia il 3 settembre del 2006, quando il bambino venne registrato regolarmente all'anagrafe. Il giorno dopo venne comunicato alla madre che era stata fatta una segnalazione in procura perché il nome rientrava nella categoria di quelli ridicoli o vergognosi. L'iter giudiziario va avanti e si arriva al primo grado con la sentenza che vieta di chiamare il bambino Venerdì. I genitori, assistiti dall'avvocata Paola Rossi, presentano un reclamo. La Corte d'appello, nel motivare la sentenza, spiega che quel nome lede il decoro del minore e si rifà alla sentenza di primo grado. Secondo i giudici Venerdì si ricollega immediatamente al personaggio del romanzo "Robinson Crusoe" di A. Defoe "figura caratterizzata da un ruolo di sudditanza e di inferiorità che, pur elevandosi dal suo stato di selvaggio, non arriva mai ad essere equiparabile all'immagine di uomo civilizzato". Nel reclamo i genitori obiettano perché allora è possibile dare i nomi come Genuflessa, Crocefissa, Addolorata, Incatenata, pur richiamando sentimenti di inferiorità e sofferenza in chi li porta?
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