Il mega progetto che rivoluzione l’ospedale San Martino e l’area universitaria di medicina presenta lati oscuri e altri molto interessanti. Di oscuro c’è il metodo, davvero poco trasparente. Il direttore generale dell’ospedale fa tutto in silenzio e i medici sembramo prigionieri di una cappa di omertà: speriamo che almeno l’assessore regionale alla Sanità ne sappia qualcosa. Le operazioni misteriose destano sempre sospetti anche se sono assolutamente regolari. Quindi hanno perfettamente ragione i consiglieri regionali che, in modo trasversale, da sinistra a destra, chiedono che Mauro Barabino alzi i glutei dalla sua poltrona e venga a spiegare il progetto. L’obiettivo è la razionalizzazione degli edifici: portare un campus universitario all’interno dell’area ospedaliera. Giusto, per evitare i viaggio dei malati lungo i viali del nosocomio. Per dare più confort agli studenti. Giusto concentrare servizi, creare i percorsi terapeutici. Ma alcune dismissioni sono inspiegabili. Soprattutto quando riguardano reparti appena rifatti, dipartimenti appena creati. In questo caso, non essendoci la spiegazione, viene il dubbio che siano soluzioni punitive. Infine l’operazione immobiliare. Sembra enorme e immaginiamo susciterà altrettanto enormi appetiti. E’ corretto che per realizzare questa rivoluzione si devono trovare soldi e vendere edifici per fare cassa. Ma bisogna anche sapere con trasparenza che cosa si vuole fare di questi edifici liberati: villini?, appartamenti di lusso? residence? Autosilos? Il nodo è tutto qui. Perché un progetto che potrebbe significare la svolta in positivo della rete sanitaria genovese (e ligure) non finisca solo in una grandissima operazione di cementificazione.
Cronaca
S. Martino, salute e cemento
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