Cronaca

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E' stato costretto, in un certo senso, a diventare metropolitano: vuoi per il cambiamento radicale del suo habitat, vuoi perché mettere insieme il pranzo con la cena è da sempre l'attività principe degli esseri viventi. Per questo i Tursiopi sono diventati "delfini metropolitani" che si muovono tra la linea di costa e la batimetrica dei 100-150 metri, cioé in un'area dove le attività umane sono molto intense ma anche, e soprattutto, dove si può trovare cibo. Delfini metropolitani è anche il nome di un progetto di ricerca dell'Acquario di Genova e ha l'obiettivo di studiare la presenza e le abitudini dei delfini costieri e i loro rapporti con l'uomo. Il progetto, presentato i prima della partenza di "Goletta Liguria", ha già prodotto numerose pubblicazioni di carattere scientifico e divulgativo ed è diventato punto centrale di una ricerca sui delfini metropolitani compiuta da 13 istituti di biologia marina in Italia, Francia e Regno Unito coordinati proprio dall'Acquario di Genova. I delfini metropolitani oggetto di studio dei biologi genovesi, coordinati da Guido Gnone, si trovano davanti alla fascia portuale. I ricercatori a bordo di un gommone da 5,10 metri e dotati di reflex digitali con teleobbiettivo, idrofono e Gps avvistano il branco, ne tracciano l'esatta posizione, ne individuano la specie e il numero e scattano foto soprattutto alla pinna dorsale. E' quest'ultima infatti che può diventare segno di riconoscimento perché è quella che subisce più trasformazioni dovute a morsi e ferite. Rientrati alla base i ricercatori analizzano le pinne e le foto-identificazioni vanno ad arricchire un catalogo di riconoscimento che consentirà di seguire tutti gli individui del gruppo. I delfini metropolitani sono una realtà ormai conosciuta: tutti ricordano ancora Delfino Filippo che fece del golfo e del porto di Manfredonia la sua casa e dell'uomo un suo amico fino a quando proprio un uomo non ha deciso di massacrarlo.