Attualità

Il vescovo Tasca: "In un mondo violento, disarmiamo le parole"
2 minuti e 12 secondi di lettura
di AnDe
La celebrazione della messa

Il “popolo” di Sant’Egidio per la celebrazione e la festa: gente di ogni età insieme ad anziani in difficoltà, senza dimora, persone con disabilità, rifugiati venuti con i corridoi umanitari e rappresentanti delle istituzioni, tra cui vicesindaco Piciocchi, la deputata Ilaria Cavo e la candidata sindaco per il centrosinistra Silvia Salis.

La messa celebrata dall'arcivescovo Tasca

Nella sua omelia l’arcivescovo di Genova Marco Tasca, commentando le letture della liturgia, ha citato le parole di papa Francesco e ricordando il lavoro per la pace di Sant'Egidio ha affermato: “In un mondo violento, le parole non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene: per essere uomini di pace bisogna disarmare le parole per disarmare le menti”.

Il responsabile di Sant’Egidio a Genova, Andrea Chiappori, nel suo saluto al termine della liturgia, ha voluto ricordare che Sant’Egidio “cerca di essere libera dalla contrapposizione ed estranea alla cultura del nemico. Questo ci ha permesso di liberare risorse ed energie, e ci ha fatto riscoprire la forza e l'importanza dei legami per ricostruire un destino comune da cui nessuno si senta escluso”.

Il "popolo di San'Egidio"

La basilica si è riempita di folla sin dal primo pomeriggio con il "popolo di Sant’Egidio", gente di ogni età, proveniente da tutti i quartieri di Genova, insieme ai poveri che ne fanno parte, a tanti amici che ne accompagnano il cammino, rappresentanti delle istituzioni (presenti tra gli altri il candidato sindaco per il centrodestra e vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi e la candidata sindaca per il centrosinistra Silvia Salis), delle Chiese cristiane e delle altre religioni presenti in città.

La festa nel segno della pace

Alla fine della celebrazione si è fatta festa con tutti i partecipanti: anziani in difficoltà, a cui Sant’Egidio è particolarmente vicino, persone senza dimora, alcuni dei quali usciti dalla strada grazie al sostegno della Comunità, persone con disabilità, molte delle quali inserite in percorsi artistici e lavorativi, i “nuovi italiani” oggi integrati nel nostro paese e i rifugiati venuti con i corridoi umanitari. Ma anche un gruppo di profughi ucraini, toccati da un conflitto che proprio in questo mese sta arrivando dolorosamente ai suoi tre anni. Questo è stato un anno particolare per la Comunità di Sant’Egidio che a Genova ha celebrato anche il decimo anniversario della mensa di Santa Sabina che, in questi anni che in questi dieci anni ha distribuito oltre un milione di pasti, raggiungendo circa 18.000 persone di 112 nazionalità.

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