LA LUCE DI NATALE NELLA PARROCCHIA BARICENTRICA

28 Dic 2018 by FrancoManzitti, 2 Commenti »

LA NOTTE DI LUCE NELLA CHIESA DI CASTELLETTO
UN GRANELLINO CAMBIA LA STORIA DEL MONDO

Questa è una chiesa baricentrica, quasi un termometro per la città, anche se si trova in un quartiere borghese per eccellenza, Castelletto, sulle alture, in mezzo alla Circonvallazione voluta dal mitico sindaco Andrea Podestà. Sta in alto Castelletto, che poi vuol dire quei lunghi viali in salita o quasi, intorno al gioiello della Spianata, da Piazza Manin fino all’incrocio con corso Dogali e le strade e le creuze che montano verso la collina del Righi. Case borghesi o anche un po’ nazionalpopolari, qualche castello, molte ville ultra riservate, chiuse da giardini piccoli, da cancelli. E dentro una popolazione mista, ma infoltita da una borghesia solida, ma mai fuori misura nello stile, nelle sue apparenze, trattenuta, sobria come i Costa nelle loro cento diramazioni, i Dufour delle caramelle di una volta, i Ravano della ex potenza armatoriale e poi i parenti, i cugini e un substrato di professionisti, avvocati, medici, commercialisti . E dentro a questa upper class anche gli strati della media borghesia classica genovese, dirigenti di quello che una volta era il mondo dell’Iri, anche solo impiegati e sotto ancora, nelle strade più popolari, come via Pertinace, via Ameglia…..un popolo più semplice, meno ricco, ma riservato allo stesso modo, dignitoso nel suo ruolo.
Ecco perchè quella chiesa di Nostra Signora delle Grazie e di san Gerolamo, una delle poche a non avere il sagrato, malgrado la sua imponenza, che si affaccia sull’asfalto di corso Firenze, è baricentrica e il quartiere è un unicum mix, tanto “politicamente” esplicito che negli anni recenti vi spiccava la sezione del Pd denominata “sezione chachemire”, perchè frequentata anche da un pubblico elegante e ben abbigliato.
Una sinistra progressista, impegnata, un po’ intellettuale, un po’ tecnocratica abitava ( e abita) quassù a Castelletto, fucina di una classe dirigente del passato, cattolica, spesso democristiana, solidale, impegnata nella solidarietà, inquadrata nelle organizzazioni cattoliche “forti”, come gli scout, negli anni Sessanta con germi del Sessantotto e del dissenso cattolico, ospitato proprio qua nella chiesa di Castelletto, dove molti “dissidenti” di ieri, futuri sessantottini, venivano a recitare “Compieta” alle sei di pomeriggio a e a comunicarsi appena usciti da scuola, prevalentemente il vicino Liceo Classico Cristoforo Colombo, giù al confine tra quella Circonvallazione, i suoi territori “bassi” e i caruggi, il Carmine dei don Gallo, delle ribellioni al cardinale-principe Giuseppe Siri.
Ecco perchè andare a a seguire la messa di Natale nella Chiesa di Castelletto ha un senso di osservazione particolare. Qui sono passati parroci forti (e anche deboli), come il mitico monsignor Crovari degli anni Cinquanta, Sessanta, che sgranava nell’omelia della domenica i nomi dei benefattori e le cifre dei loro versamenti alle opere parrocchiali: Costa, Dufour, Lavarello, Bagnara, Pescetto…….Qua recentemente è passato don Marino Poggi, che aprì a Cuba la missione della Curia genovese e ora dirige la Charitas in città e quando predicava a Castelletto c’era la coda fuori dalla chiesa. E oggi è arrivato in codesta chiesa baricentrica don Davide Bernini, che prima era parroco al Carmine, cioè quattrocento metri più in giù, in un’altra chiesa “storica”, un po’ una “depadance”( ma anche un contraltare) di Castelletto, con la sua rete di piccoli caruggi intorno e lo sprofondo verso il centro storico, il border line con via Lomellini, via del Campo, Prè e l’augusta via Balbi, una nicchia di parrocchia, incastonata tra l’ “alto” di via Dogali, dove abitava Montale, dove ha vissuto Taviani, dove c’è ancora la genia dei Montanari, dei Puppo, eredi di grandi maestri delle battaglie resistenziali e della scienza letterarie.
Ed ecco perchè questa chiesa, in questa Notte Santa, è colma di un popolo vivo e forte, come se si fosse ripopolata sulla scia di questo parroco giovane, che ha il suo pubblico di fedelissini, che non indugia a seguirlo, oltrepassando i confini curiali. Così questa è una messa “forte”, con i canti degli scout, molto più alti del solito, con le navate gremite, senza sbavature liturgiche che non siano comprese nel più corretto rituale, senza sforamenti al latino dei tradizionalisti, con le chierichette a servire messa, due concelebranti, uno dei quali con accento di altre terre e altri continenti.
Don Davide è qui da tre mesi e si vede che il suoi traino è forte e intenso. La sua omelia di Natale dura sei minuti, ancora meno dei rituali otto minuti, che raccomandava il cardinale-principe Giuseppe Siri.
“Qual è il messaggio di Natale? _ si chiede subito_ E’ il messaggio di una notte di luce di oltre duemila anni fa, quando sotto Cesare Augusto la storia prese un altro percorso. E’ bastato un granellino a cambiare quel percorso: la nascita di un bambino in una grotta. Basta quel bambino a cambiare la storia. Non è una teofania, non è come avveniva nel Vecchio Testamento, quando le svolte si materializzavano con toni fortissimi, tuoni, tempeste, folgori dal cielo nero.
Qui è la fragilità di quel bimbo a segnare il cambiamento. La storia fino ad allora era “a salire”, “ a comandare” ad andare verso i potenti. Ora si cambia. Il messaggio di Gesù, che nasce in quella grotta, è che si scende, verso i deboli, verso i fragili, verso i poveri.
L’omelia è chiara e quasi secca nella sua essenzialità: qual è il gesto di Maria che conta, quello di mettere Gesù appena nato nella mangiatoia. Dice il sacro testo. “Prese il bimbo lo avvolse nelle fascie e lo pose nelle mangiatoia”. Ecco il senso di quel gesto spiegato nell’omelia: “Gesù diventerà pane e sarà messo nella tavola del nostro spirito da nutrire con la comunione”.
Questo è il granellino che cambia la storia.
Quando ricordiano il Natale, quando ci ricordiamo i nostri Natali _ dice Bernini_ proviamo sempre nostalgia e ci domandiamo, pensando al futuro, dove andiamo? Che destino avranno le nuove generazioni?
La risposta a Natale è chiara: la troviamo nel sacri testi. Non temete. I rabbini raccomandavano di non temere per 365 volte davanti al futuro, insegnavano la speranza ogni giorno dell’anno. Quindi il messaggio di Natale è anche quello di far rinasce la speranza.
“Nell’Avvento abbiamo conosciuto tanti personaggi_ spiega don Davide _ che inducevano la speranza, penso a Elisabetta. Il Natale dice che vi sarà grande speranza, grande gioia, che è possibile, la felicità e possibile. Dice Isaia che è nato un bimbo per tutti noi! Tutti sappiamo cosa vuol dire la paternità nella vita quotidiana, quale immensa gioia porta in casa, vuol dire che la vita continua, che la gioia è possibile. Ecco perchè questa notte è illuminata.”
E’ la messa di Natale, molto cantata, molto partecipata che rimette Castelletto nella sua posizione baricentrica, non solo a messa. Sotto quel campanile alto 42 metri, uno dei più imponenti della città.

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2 Commenti

  1. Tiziana ha detto:

    Manzitti ha messo ognuno al proprio posto!Upper class in alto ,un po ‘piu ‘in basso media borghesia e sotto i piccoli borghesi che comunque hanno un loro diritto di vivere in zona anche se “ai piedi”degli altri!! In effetti questo e quanto..ma sottolinearlo In questo modo non mi è piaciuto !!

  2. Tiziana ha detto:

    A ben vedere dice che all’upper class si mescola anche una media borghesia ma la mia sensazione e’ la stessa della prima lettura!Manzitti spesso si contorce su se stesso quando scrive e capita che qualcosa sfugga..

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